Ho trovato più nei boschi che nei libri

Affermare che l’autunno si stia affacciando quando non siamo ancora a fine agosto può apparire eccessivo, eppure ce lo stanno dicendo i prati bruciati, l’uva e i fichi in piena maturazione, i tappeti di foglie secche che già cospargono il sottobosco. Ma soprattutto i ciclamini che per me, insieme con l’aglio selvatico a primavera, sanciscono quella cesura tra le stagioni della pienezza e quelle della transizione, dell’attesa, della preparazione.FDA 2015.08.24 Più nei boschi che nei libri 001Sono assolutamente convinto che Consapevolezza e Risveglio non debbano riguardare esclusivamente anima, interiorità, coscienza o come preferiamo definirle in una visione immateriale, bensì debbano sottendere una visione ed un approccio olistici a tutte le manifestazioni della Natura, il che rende imprescindibile la massima attenzione al corpo, alla fisicità, alla sessualità nelle loro attinenze sacre. La valenza esperienziale del mio percorso mi ha insegnato come la materia della quale siamo fatti non costituisca affatto un ingombrante e peccaminoso involucro contenitore di organi e fluidi ma una fonte di apprendimento, di piacere e di amore, oltre che di conoscenza, nonché uno strumento per ottimizzare ed acuire le Energie funzionalmente all’estensione percettiva ed all’accesso al mondo altro.
Breve inciso prima di proseguire: io mi baso sulla mia esperienza, pratica e non teorica, e non mi permetto né di parlare né di scrivere con la pretesa di affermare verità assolute. Quel che a me è valso e tuttora vale affinché io possa compiere il mio cammino, può non valere o addirittura essere controproducente per altri.
Ciascuno ha i propri bioritmi, le proprie attitudini ed i propri convincimenti e non sta a me dire quali siano giusti e quali errati. Onoro tutto e tutti senza giudizio allo stesso modo in cui pretendo che sia onorato il mio sentire. Chi non concorda con me può, semplicemente, evitare di leggere ciò che scrivo. Grazie.
Credo che il percorso di consapevolezza e risveglio, ed a maggior ragione la pratica del core sciamanism – per usare il termine coniato da Tom Cowan – non possano prescindere dal rapporto, anzi dalla comunione, con la Natura. Sarebbe bello poterlo fare, ma non tutti possiamo permetterci di vivere in un bosco o in una foresta, soprattutto se siamo legati ad interessi, lavoro, situazioni che ci comportano di dover vivere in ambito urbano. Perciò bastano l’intento e, al limite, un albero nei giardini sotto casa.
Per quanto mi riguarda risiedo nella terza città della Lombardia ed accolgo con gratitudine ciò che ho: il parco recintato più esteso d’Europa, il mio bosco che raggiungo in bici o in un quarto d’ora di treno, la mia segreta valle fra le montagne della Valtellina.
Non lo nascondo: sono alla ricerca di un luogo dove poter idealmente, e non solo, vivere in una grotta e dove costruire il mio personale Sacro Cerchio da condividere con chi vorrà e sulla cui circonferenza far crescere determinati alberi scelti secondo una Regola ben precisa.
Proprio per tali ragioni l’argomento di questo scritto riguarda il rapporto con Madre Natura e specificatamente con gli alberi, ma prima di affrontarlo ritengo utile rammentare alcuni termini derivanti dal greco ed entrati nell’uso comune: όλος, olos: totalità; οίκος, oikos: casa ovvero ambiente; λόγος, logos: discorso; ϕυσικός, phusikós: naturale.FDA 2015.08.24 Più nei boschi che nei libri 002Relativamente agli alberi dei quali ci ha provvisti Madre Terra, trovo interessante il versetto 41,19 del profeta Isaia, che così recita: “Pianterò nel deserto il cedro e il biancospino, il mirto, l’olivo, l’abete, l’olmo e il bosso, segni della fertilità della terra rifondata da Dio.” L’enunciato mi riporta alle Costuzioni Camaldolesi, nelle quali è chiesto ai monaci non solo di contemplare le virtù elencate da determinati alberi, ma di possederle sino a diventare essi stessi quegli alberi:
“Se dunque desideri di possedere di questi alberi in abbondanza o se brami di essere tra loro annoverato tu, chiunque sii, potrai possedere o diventare tu stesso un cedro del Libano. Tu dunque sarai:
Cedro per la nobiltà della tua sincerità e della tua dignità
Biancospino per lo stimolo alla correzione e alla conversione
Mirto per la discreta sobrietà e temperanza
Olivo per la fecondità di opere di letizia, pace e misericordia
Abete per elevata meditazione e sapienza
Olmo per le opere di sostegno e pazienza
Bosso per umiltà e perserveranza.”
In termini di Consapevolezza, Risveglio e Silenzio interiore ho sempre avuto molto da imparare dagli antichi monaci e nel loro rapporto con la foresta luogo di vita, sancito da una reciprocità fondativa: i monaci custodivano, accudivano e coltivavano la foresta che a sua volta li accoglieva, custodiva ed educava. Il signum di tutto questo è il fatto che le norme di coltivazione della foresta non costituivano un trattato a parte, ma erano parte integrante della Regola.
Non era possibile essere monaci senza essere parte della foresta, e questa suggestione mi spinge a pormi alcune domande, quanto mai attuali: è possibile tendere alla Consapevolezza ed al Risveglio essendo nel mondo senza prenderci cura del mondo? E’ possibile custodire e coltivare la terra senza lasciarci custodire ed educare da essa? Quale reciprocità identificativa può esservi tra i luoghi dell’abitare ed i luoghi del vivere?
Per i Camaldolesi i sette alberi rapprentavano le sette virtù del vivere, una summa di ideali, valori, attitudini che aiutavano i singoli e la comunità a costruire un luogo dove il vivere costituisse un’esperienza di fertilità e ricchezza, un luogo che abbisognava di tutti i sette alberi – nessuno escluso – proprio in quanto ciascuno possessore di caratteristiche peculiari. Questo potrebbe essere un messaggio, un invito inteso a ripensare quali virtù siano oggi necessarie per costruire luoghi di vita dove regnino Bellezza e Ricchezza, riconoscendo l’opera di riqualificazione e valorizzazione di un luogo come esito del desiderio di realizzare qualcosa di buono, nonché il riconoscimento di ogni pianta, pietra, lembo di terra come portatore di un messaggio, di una funzione, di un insegnamento.
Specifico che lungo la circonferenza del mio Sacro cerchio ho previsto di piantare non sette ma otto alberi, i primi quattro a segnare le Direzioni ed i rimanenti nelle mezzerie.
Non è sufficiente decidere di acquisire un terreno più o meno vasto, statuirvi una comunità – per esempio in cohousing e magari ispirata a valori di solidarietà, consapevolezza, decrescita – per valorizzare le risorse attraverso colture rispettose e non invasive per poter dire e dirsi di aver fatto qualcosa di buono. Non basta, perché occorre un’opera di intelligenza del cuore per dare significati ad un’attività di miglioramento del territorio e del paesaggio affinché le scelte non siano meramente tecniche ma sottendano valori e visioni.
Non so se contribuiscano a meglio definire il concetto ma, essendo sintoniche con il mio sentire, a corredo di questo scritto propongo fra le altre due immagini tratte da un film realizzato nel 2005 dall’artista serba Marina Abramović.FDA 2015.08.24 Più nei boschi che nei libri 003FDA 2015.08.24 Più nei boschi che nei libri 004Sono un suo ammiratore per il coraggio e per il suo essere fuori dal coro, oltre che per alcune sue caratteristiche che, a mio avviso ne fanno una Donna di Conoscenza senza bisogno di svolazzi e proclami. Il film riprende un antichissimo rituale contadino dei Balcani, la Fecondazione della Terra ed il filmato – visionabile qui – è esplicativo ben più di una descrizione, per quanto accurata possa essere.
Tornando alle piante, la scelta di quelle da utilizzare per riqualificare il territorio è significativa e riveste un’importanza fondamentale per il suo valore simbolico.
Le piante messe a dimora, le piante esistenti curate e risanate, sono i mattoni di un Edificio Sacro: foresta, bosco, territorio che come un’antica cattedrale dev’essere fondato su solide basi. È soprattutto una questione di Energia, specialmente se in quel luogo si svolgeranno attività improntate alla crescita interiore.
Sette erano le specie da piantare secondo i monaci Camaldolesi, alle quali sento che potrebbero validamente unirsi:
Castagno, antico simbolo della generosità donata ai poveri
Tiglio per la bellezza ed il profumo
Betulla per la leggerezza e la discrezione di cui abbiamo tanto bisogno
Faggio per la solidità; al Pino Cembro per la fermezza nella solitudine delle prove
Noce simbolo di doni eterni e di legno prezioso
Quercia che simboleggia ospitalità e accoglienza.
Sviluppo sostenibile, decrescita felice e conseguentemente futuro migliore: lo dicevano i monaci quasi mille anni fa ma oggi, al di là degli intenti e delle attestazioni verbali, si afferma invece un’idea di territorio tematico, quasi un parco artificiale, fuori contesto. E questo vale purtroppo anche per quelle realtà che, pur votate all’ecosostenibilità, alla spiritualità, alla meditazione, alla condivisione, dovrebbero invece tener in gran conto l’essenza vera del luogo nel quale vanno ad insediarsi. E non dimentichiamoci del Genius Loci, entità che non va mai né trascurata né tantomeno sottovalutata.FDA 2015.08.24 Più nei boschi che nei libri 005Il rischio, giusto per dirla con un quasi-ossimoro, è che non può esservi agricoltura se il territorio non è vitale, e il territorio non è vitale se non vi è agricoltura. E l’agricoltura non può esistere senza agricoltori.
Intendo semplicemente affermare che l’agricoltura significa rispetto per il territorio, e che un Luogo dell’Anima o comunqe vogliamo chiamarlo che prescinda dal lavoro sul territorio stesso, vale a dire ometta di onorare il territorio, sia solo un luna park spirituale. A mio avviso il territorio non si onora solo statuendovi la tenda dell’Inipi, bensì attraverso il lavoro. Quello vero, quello che fa sudare e che può tranquillamente prescindere da rituali newage da fatine nei boschi che, dopo aver di fatto violato e usato il bosco con le loro kermesse, lungo la via del ritorno si fermano al supermercato per comprare il prezzemolo surgelato.
E può anche esistere l’agricoltura fatta da cittadini che vanno a vivere in campagna, ma solo a condizione che diventino consapevoli. In ogni senso.

Alberto Steiner – FdA