Consapevolezze 1: Dio è nato Donna?

Premessa
Lo so, vago di premessa in premessa e non entro mai in argomento… d’altra parte non posso entrare in argomento se non c’è un argomento ma mille, e inoltre non ritengo di affrontare l’argomento sin quando non avrò esaurito le premesse che ritengo indispensabili.
Dice: ma tutto questo per danzare nudi nei boschi e praticare orge rituali? E chi ha detto che si tratta solo di danzare nudi nei boschi? Magari si tratta di meditare a mezzanotte in un convoglio del metrò esortando, da soli ed armati esclusivamente del sorriso, un gruppo di ragazzi a smetterla di devastare la vettura…
Non so se chi avrà la pazienza di seguirmi troverà la Verità Svelata, sinceramente non credo… però leggerà qualcosa di, spero, interessante e si farà quattro risate. Che non guastano mai.
E dopo aver introiettato messaggi profondi ed appreso tecniche fondamentali, trovato la propria centratura ed essersi risvegliato anziché danzare nudo nei boschi, chissà, magari danzerà nudo in metrò.
Del resto l’ho già scritto: non concordo con l’ipercinesica bulimia internettiana e con la sua superficialità, che impone scritti brevi altrimenti i lettori si annoiano e passano oltre. Passino oltre, ciao ciao.
L’argomento che sto per affrontare è vasto, richiederà quindi di essere ripartito in non meno di cinque o sei capitoli. Lettori avvisati…FDA 2015.09.03 Consapevolezze 1 001Dalla visione di un filmato misconosciuto che dagli uomini-serpente de La Valletta si sviluppa sino all’isola dove dimorava Kalipso, in un viaggio affascinante per dimostrare che alle origini dell’Uomo c’è la Matristica, oltre che da un profondo interesse sostanziato da studio e sperimentazione, nasce l’idea di questo scritto.
Mentre iniziavo a stendere gli appunti mi è capitato di rileggere questi versi di Martha Rivera Garrido, notissimi ma che ai fini dell’argomento vale la pena riportare:
Non innamorarti di una donna che legge,
Di una donna che sente troppo,
Di una donna che scrive…
Non innamorarti di una donna colta, maga, delirante, pazza.
Non innamorarti di una donna che pensa,
Che sa di sapere e che inoltre è capace di volare,
Di una donna che ha fede in se stessa.
Non innamorarti di una donna che ride o piange mentre fa l’amore, che sa trasformare il suo spirito in carne e, ancor di più, di una donna che ama la poesia (sono loro le più pericolose), o di una donna capace di restare mezz’ora davanti a un quadro o che non sa vivere senza la musica.
Non innamorarti di una donna intensa, ludica, lucida, ribelle, irriverente.
Che non ti capiti mai di innamorarti di una donna così.
Perché quando ti innamori di una donna del genere, che rimanga con te oppure no, che ti ami o no, da una donna così non si torna indietro.
Mai.
Nulla accade per caso quindi, e allora parlo del Femminino Sacro, partendo dalla visione etnografica e passando dalla Sessualità Sacra e dall’Orgia Rituale per definire l’immenso potenziale energetico e sciamanico insito nella figura femminile intesa come Donna e Dea.
Naturalmente senza nessuna pretesa di esaurire l’argomento, né di distribuire Verità. Anzi, saranno oltremodo graditi suggerimenti e interventi. E siano benvenute correzioni e integrazioni.
Un accenno, infine, al corredo iconografico: quelle rintracciabili sul Web sono le solite inutili, esiziali e straviste immagini di donne che più che dee sembrano fatine newage, wrestlers o pin-up… meglio belle immagini di boschi e paesaggi.FDA 2015.09.03 Consapevolezze 1 002La ricerca del Femminile tra mitologia, sciamanismo e tradizioni
La magia creativa del corpo femminile racchiude in sé qualcosa di meraviglioso e arcano, tant’è che nei loro rituali gli uomini insigniti di particolari facoltà, siano essi iniziati, dignitari di tribù o sciamani compiono azioni rituali emulative della nascita nei quali è da ricercarsi l’origine antropologica della couvade, covata, diffusa presso molte popolazioni e persino nelle nostre vecchie tradizioni contadine: un antichissimo rito durante il quale, mentre la donna partorisce, il futuro padre mima a sua volta il parto, simulando le doglie con pianti e grida, e ricevendo per questo tutte le attenzioni normalmente riservate alla partoriente.
Quando una partoriente aveva un travaglio difficile si chiamavano due sciamani, o che dir si voglia stregoni; uno cercava di agevolare il parto manipolando il corpo della donna mentre il collega, all’esterno, fingendo di essere la partoriente tentava di raggiungere lo stesso scopo utilizzando una grossa pietra rappresentativa del nascituro, legata allo stomaco con un panno. Seguendo le indicazioni che lo sciamano situato dove realmente era in corso il parto gli trasmetteva, costui spostava la pietra lungo il proprio corpo, imitando esattamente i movimenti del bambino vero fino a parto avvenuto. Questo rituale sembra rievocare il mito di Crono divoratore dei figli generati da Rea che, per evitare che il dio inghiottisse Zeus neonato, dopo il parto avvolse la pietra Abadir nelle fasce e la diede a Crono, il quale la inghiottì convinto che si trattasse del figlio.FDA 2015.09.03 Consapevolezze 1 003Androgino, sostantivo impropriamente utilizzato come sinonimo di ermafrodito, deriva il proprio etimo dai termini greci ἀνήρ, andròs, uomo e γυνή, gynè ovvero donna, e definisce chi partecipa della natura di entrambi i sessi; la mitologia racconta che la completa autosufficienza potrò agli esseri umani un senso di onnipotenza, al punto da immaginare di salire sino all’Olimpo; Zeus, non volendo annientarli per non privarsi dei loro sacrifici, decise pertanto di separare ciascuno di loro in due metà, trasformando gli androgini in maschi e femmine. Iniziò da quel momento l’incessante ricerca da parte degli esseri umani della metà mancante. Il mito riporta per certi versi alla Torre di Babele.
Se, metaforicamente parlando, lungo la strada di questo discorso capitasse di incontrare un serpente, avrebbe un ben preciso significato: indurrebbe a non trascurare che nella cultura Delfica il serpente era uno dei simboli più antichi delle divinità ctonie e nella forma di Ouroboros, circolare come quella dell’androgino, rappresentava il tutto e la completezza.
Nella cultura europea l’archetipo dell’Androgino compare con la descrizione resane da Platone nel Simposio quando Aristofane narra di questo essere che, figlio della Luna e non del Sole come gli uomini o della Terra come le donne, partecipa della natura di entrambi affermando: “V’erano in origine tre sessi umani, non due maschi e femmine soltanto come ora, ma un terzo che partecipava dell’uno e dell’altro e che, scomparso oggidì, sopravvive appena nel nome. C’era allora un terzo sesso, l’androgino, che di fatto e di nome aveva del maschio e della femmina, e questo non esiste più … I sessi erano tre e così fatti per la ragione che il sesso maschile traeva origine dal sole, il femminile dalla terra e l’androgino dalla luna, perché anche questa partecipa del sole e della terra.”
La persistenza temporale del racconto platonico e la potenza dell’archetipo hanno fatto sì che esso continuasse a percorrere trasversalmente tutti i sistemi mitologici: le divinità cambiano nome, segni ed emblemi e trasmigrano dalle une alle altre collegandole.
Ad inevitabile dimostrazione di come Tutto sia Uno, tra le numerose culture non europee ci limitiamo a riferire dell’India, dove ancora oggi la benedizione degli ermafroditi e degli eunuchi, fuori casta ma con una ben precisa collocazione sociale, è molto richiesta, ben pagata, e considerata indispensabile in ogni cerimonia: costoro possono cacciare spiriti malvagi e, benauguranti ai novelli sposi, possono rendere fertile una donna e assicurare la nascita di un figlio maschio. Nella metafisica induista la polarità maschile rappresentata da Śiva, e quella femminile rappresentata da Shakti hanno bisogno, per fondersi, di Ardhanarishvara, l’Androgino.
Nelle antiche realtà tribali un neonato che presentasse segni di ermafroditismo era considerato segno della collera degli dei ed immediatamente eliminato, come accadeva per tutti i neonati gravemente imperfetti. Senza andare tanto lontano pensiamo a Sparta nonché alla Rupe Tarpea… La sua unica speranza di sopravvivenza consisteva nell’essere accolto nell’ordine del sacro, come vivente rappresentazione della coincidenza degli opposti e figura unificante in sé la potenza magica e religiosa di entrambi i sessi, di cui acquisiva i poteri attraverso pratiche rituali. La principale di queste era il travestimento. Mircea Eliade nei suoi scritti distingue nettamente tra le figure dell’ermafrodito concreto e dell’androgino rituale.FDA 2015.09.03 Consapevolezze 1 004Non va trascurato inoltre un accenno all’iniziazione ad una femminilità particolare che prevedeva l’utilizzo di segrete conoscenze alchemiche, fortunatamente non perdute pur se non diffuse pubblicamente, che avveniva durante i festeggiamenti per l’avvenuta nascita del maschio-femmina, dagli iniziati chiamata Rebis, da res e bis, cosa doppia. Il rituale richiedeva la presenza di un ermafrodito poiché creatura contenente i due elementi in cui è suddivisa la Natura.
E, concludendo, androgino è Tiresia, il veggente dell’Odissea reso cieco per avere assitito indebitamente ad un accoppiamento rituale, mentre l’immagine attuale s’impernia prevalentemente sulle figure reseci dai Preraffaelliti e da Klimt; sulle attrici Sarah Bernhardt e Greta Garbo, sull’indossatrice Twiggy che fra il 1967 e il 1969 promosse l’estetica dell’anoressia, sul cantante Bill Kaulitz o sul modello Andrej Pejic che sfila indifferentemente in abiti maschili e femminili.
Vera icona fu David Bowie, magistrale impersonando l’alieno ambiguo e androgino Ziggy Stardust nel film di Nicholas Roeg L’uomo che cadde sulla Terra del 1976, e chissà che l’accecamento finale del protagonista non fosse una citazione riportante a Tiresia.

Alberto C. Steiner – FdA