Un matto mi ha scambiato per matto: sono salvo!

Preso da pressanti incombenze lavorative non scrivo da alcuni giorni. Stavo preparando un bell’articolo soultrendy onusto di riferimenti culturali e spirituali: era praticamente pronto, vi avevo infilato persino Sallustio ma proprio questa mattina è accaduta una cosa, che merita la precedenza.
Devo periziare un immobile, decisamente degradato, in zona Affori e quindi Monza – Centrale in treno e poi gialla fino a Affori FN. E già lì precipito nel nulla, scandito da grigiore, palazzoni, opere architettoniche che vogliono essere innovative ma che mi ricordano la tristezza della Germania Est anni Settanta.
E mi domando, condividendo tale angustia con un’amica, come sia possibile pensare a consapevolezza e risveglio quando il contesto conduce all’opposto del senso del bello…FDA 2015.10.02 Paolo Pini 001Mi incammino lungo la via Assietta, scandita sulla sinistra da un improbabile sporting club con sauna e privè e sulla destra dal muro dell’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini. Ad un certo punto il bisogno di urinare, in parte trattenuto ed in parte dimenticato da alcune ore, si fa impellente: non un bar, non un supermercato, non un condominio dove chiedere alla portinaia scusi c’è un bagno?
Rimane l’ospedale psichiatrico. Incurante di possibili telecamere varco il cancello aperto e mi infilo dietro una baracchetta di legno prossima ad un orto, dove finalmente dò sfogo alla mia libidine…FDA 2015.10.02 Paolo Pini 002Giusto mentre sto provvedendo agli scrolloni d’ordinanza arriva un tipo che mi apostrofa in malo modo: colto sul fatto e surgelato all’istante (mi sto palesemente tirando su la cerniera dei jeans) non posso che confermare: Si, il mio è un comportamento incivile; certo lei ha ragione; si, ma guardi io sto cercando la cooperativa teatrale è per quello che ho pisciato qui, non mi sembrava carino farlo nell’ufficio.
Il tipo mi squadra e mi chiede se sono lì per la somministrazione. Somministrazione? Si, del lithium.
Gli rispondo che non ne voglio sapere del lithium, che il lithium serve ad annebbiare le coscienze perché il potere vuole che ci omologhiamo, e un sacco di altre stronzate a tema.
Il tipo si apre a un sorriso a novantasei denti su tre file (invero ne mancavano alcuni, mi pare in seconda fila…) cambia completamente atteggiamento e mi dice che anche lui la pensa allo stesso modo, e fortuna che adesso non c’è più l’elettrochoc, e: “Ma tu sei stato qui tanto?”
La domanda mi spiazza: “Eh, quanto basta, amico mio.” Mi ha scambiato per un ex-ricoverato.
Siamo rimasti a parlare, in modo assurdo e privo di senso, e proprio per questo quanto mai vero, per non meno di dieci minuti. Ma questo equivoco mi ha fatto comprendere una cosa: se un ex-matto mi scambia per un ex-matto, vuol dire che sono sano.
Ad onta di ciò che potrebbe affermare qualsiasi guru, maestro, illuminato od in qualsiasi altra forma quinta colonna del potere. Evviva.

Alberto C. Steiner