Dell’elogio della sconfitta

Credo di essere un uomo di successo: lo provano tutte le sconfitte alle quali sono sopravvissuto.
E non so, né mi importa, se questa mia frase potrà piacere tanto da diffondersi in rete in un orgiastico parossismo di copia-incolla, magari attribuita a qualche maître à penser dall’altisonante nome. Per esempio a Steiner… Non è casuale questa mia affermazione, come vedremo più avanti.
Apprezzo e leggo il notiziario Comune-info, anche se non sempre concordo con le sue posizioni, e mi ha particolarmente colpito l’articolo Elogio della sconfitta pubblicato il 7 corrente: racconta la vicenda di Rosaria Gasparro, residente a San Michele Salentino dove svolge l’attività di insegnante elementare, che è rimasta vittima della diffusione virale di un suo pensiero sul valore della sconfitta, diventato un apocrifo e che attraverso innumerevoli ruba-copia-incolla è stato attribuito a Pasolini. Lo riporto nell’immagine sottostante.FDA 2015.11.24 Elogio della sconfittaE ciò, pur non essendo l’argomento principe di queste mie riflessioni, la dice lunga sul bulimico diffondersi di quelli che chiamo santini: pensieri luminosi, edificanti, profondi attribuiti a tizio e caio la cui pubblicazione a nastro fa sentire tanto bene chi li espone sulla propria pagina anche quando provengono da cultori dell’ovvio come Francesco Alberoni o Fabio Volo.
Io, che non mi sento abbisognevole dell’autocertificazione in vita, la penso diversamente: piuttosto che un pensiero preferisco un pensierino, che mi comporti eventualmente il rischio di essere criticato o non considerato illuminato, ma mio. Oppure il silenzio.
Ma ciò che mi preme invece evidenziare in questa nota è il sentire espresso da Rosaria Gasparro – maestra elementare e non guru, scrittrice ubriacona, cantante rock dedita agli stupefacenti o tronista televisiva – che esprime un significato ed una valenza pedagogica della sconfitta e del suo contributo alla costruzione della personalità, in un mondo afflitto dalla dicotomia vincente o perdente. Lascio quindi volentieri il campo ad una sintesi delle sue parole:
«Una riflessione sulla sconfitta come possibilità da esplorare, per sdoganarla dalla negatività dell’accezione e agirla nella sua doppia dimensione di formazione e di liberazione dall’ossessione del successo e dalla sindrome del migliore. Un carico insopportabile che produce ansie, frustrazioni, presunzioni, individualismi, competizione. Solitudini.
Come maestra conosco il potere dell’errore, la sua carica creativa e il ridimensionamento di ogni delirio d’onnipotenza. Lavorare sulla dimensione della fallibilità, in un mondo assillato dalla perfezione e dalla vittoria, ci permette d’imparare l’umanissima arte del perdere e paradossalmente ci rende meno vulnerabili nella nostra ricerca di vita. Perché ogni giorno perdiamo qualcosa, ma sarebbe terribile perdere sé stessi, perdere la relazione con la vita, degradarla nel considerarla una partita dove si vince o si perde.»
In chiusura alla propria riflessione la Gasparro citava questo pensiero di Pasolini: “Ma io sono un uomo che preferisce perdere piuttosto che vincere con modi sleali e spietati. Grave colpa da parte mia, lo so! E il bello è che ho la sfacciataggine di difendere tale colpa, di considerarla quasi una virtù.” ripreso da Dialoghi con Pasolini pubblicato nel numero 42 del settimanale Vie Nuove del 28 ottobre 1961. Insomma un plagio al contrario, diffuso e commentato persino da chi si è definito studioso di Pasolini.
Fine della storia. Ciascuno, se ne ha voglia, vi trovi un senso e un’amorale. Ops, è scappato la postrofo: sarà la tastiera che non funziona.

Alberto C. Steiner – La Fucina dell’Anima