Donne, non mentiamoci da sole

Prima di pubblicare questo scritto ho lasciato trascorrere l’orgia non solo mediatica dell’8 marzo, che non ci ha risparmiato le solite turpitudini da represse niente affatto consapevoli. Non sono io che giudico, basta scorrere i bollettini del giorno dopo: social, giornali, notiziari televisivi.
La mia esperienza nel campo della preparazione alimentare, anche se circoscritta rispetto ad altre, mi ha fatto entrare a suo tempo in contatto con marketing e pubblicità: l’immagine di un invitante uovo al tegame è realizzata utilizzando un tuorlo crudo posizionato su un albume cotto ed a sua volta spennellato con albume crudo, pena la scomparsa della luminosità. Al posto dell’albume crudo è possibile utilizzare un certo detersivo per piatti, lo stesso che finge di essere una rinfrescante bibita a base di orzata o ravviva le verdure a tocchetti di un minestrone della nonna. È infine con WcNet e succo di limone o vino bianco che si creano gli effetti mistici di alcune bevande, impossibili da ottenere in natura. E lasciamo stare i preparati a base di carne, che se vi lasciassero entrare in un certo stabilimento in provincia di Verona dove si producono – pur con una sacrosanta attenzione all’igiene pena il buttare al macero decine di migliaia di euro di prodotto – dadi per brodo, sughi e omogeneizzati vi passerebbe la voglia…
Insomma, l’apoteosi delle apparenze titolate del contadino, di campagna, come una volta, della fattoria.FDA 2016.03.09 Menzogne 001A questo pensavo ieri sera nel mio isolamento silenzioso (mi sono ben guardata dall’uscire a “festeggiare” l’8 marzo) oltre che ad alcune frignette che conosco, e ho deciso di pubblicare, anzi di ripubblicare riviste ed aggiornate, queste “Regole per Vivere in Armonia“ con noi stesse e con gli altri.
Dal covare al tradimento passando attraverso il potere della parola e le tette una miniguida s-ragionata per stare meglio, senza la pretesa che siano regole assolute o un distillato di saggezza. Alcune sono anzi delle vere e proprie scemenze, però pensandoci mi facevano ridere. E siccome la risata è una delle medicine migliori… Ok: Ready? Steady? Go!
1 Covare
Questo punto vale anche per gli uomini, che mi guardo bene dal definire “maschietti”: quelli vanno bene per le femminucce. Se abbiamo qualcosa da replicare, se qualcosa ci urta-turba-addolora-immalinconisce o fa incazzare facciamola fuori subito, non aspettiamo “l’occasione” che magari arriva dopo mesi anzi, giusto per essere chiare, che magari andiamo a provocare dopo mesi.
Altrimenti distilliamo solo veleno mortale. Soprattutto per noi stesse.
Vale anche per quando un uomo ci chiede se c’è qualcosa che non va e noi rispondiamo “gnente…” con la faccia che sembra la réclame del due novembre… Se è “gnente” dopo non andiamo in giro a stracciare le palle.
2 Darla via
Non neghiamolo, siamo noi Donne a decidere. Se abbiamo voglia di trombare comportiamoci come se ne avessimo voglia, se abbiamo voglia di giocare comportiamoci in modo da far capire che stiamo giocando.
Fino a sedici anni è ammesso fare le belle del reame: “e te la dò, e forse si, e forse no” poi basta.
Quindi, se in un certo contesto un uomo ci fa una proposta e noi l’accogliamo con battutine, sorrisini o con lo sbattimento dei nostri begli occhioni, poi non andiamo in giro a dire che ci ha mancato di rispetto.
Non ci va? Comportiamoci in modo adeguato e all’insorgere di una proposta inopportuna chiariamo il nostro sentire con un bel vaffanculo. Evitiamo di usare il “come ti permetti?”, se si permette è perché glie lo abbiamo consentito.
Ed evitiamo, se possibile, di atteggiarci come se tutti volessero fronfronarci, si dice che l’oste vende il vino che ha.
3 Interpretazioni
Spesso legate al punto 1. Se una cosa che diciamo può essere interpretata in diversi modi, e soprattutto in due: quello che ci piace e quello che ci fa incazzare probabilmente ci siamo espresse male, ma “avresti dovuto capire” non vale, è da cartellino giallo. Sto pensando che forse è proprio perché gli altri avrebbero dovuto capire che sono scoppiate la guerra dei cent’anni, degli ottanta, dei trenta e via via diminuendo il periodo ma aumentando gli effetti devastanti.
4 Pianto
A parte quello liberatorio, quello che lascia andare dolori e ripulisce, il pianto è un ricatto: piangevamo a tre anni per ottenere qualcosa o far sentire in colpa qualcuno e piangiamo a quarantatre (oltre non lo so ancora) per le stesse ragioni.
Si, è vero: piangiamo anche per simulare emozioni, commozioni o sentimenti che ci guardiamo bene dal provare. Ma fa tanto sensibile quando non addirittura sensitiva. C’è sempre qualcuno che ci casca.
Però se lo facciamo troppo spesso e soprattutto immotivatamente con un uomo con le palle, questo prima o poi si rompe le medesime. E ne ha tutto il diritto.
5 Potere della Parola
Se desideriamo qualcosa chiediamola. Se cominciamo a menarla con la frasettina “se mi ami devi intuire i miei bisogni” e ci ritroviamo la testa nella tazza del cesso, non diciamo che non sapevamo il perché.
Stesso discorso per i sottintesi: non funzionano. Soprattutto non funzionano quelli ovvi, è ovvio, a meno che non stiamo cazzeggiando.
Lo dice anche il Vangelo: “il tuo parlare sia si si, no no”, perciò non stiamo a fare discorsi arzigogolati quando si e no sarebbero sufficienti.
6 Tette
Oltre che per utilizzi legati alla maternità, abbiamo le tette proprio perché – insieme con fianchi, natiche e altre belle robettine – costituiscono un richiamo sessuale finalizzato ad una cosuccia che si chiama fertilità, ovvero alla riproduzione della specie.
Che stiano in una coppa da champagne, in un bicerìn d’la grapa o in una barrique sono fatte proprio per essere guardate ed è per tale ragione che gli uomini lo fanno. Preoccupiamoci quando ciò non avviene.
E piantiamola di fare le fighettine di legno finto scandalizzate se ce le guardano, in realtà ci incazziamo se non succede e spesso molte finiscono per pensare di non essere “abbastanza”… e via di psicoanalista o storie senza né capo né coda.
Effettivamente c’è anche l’ipotesi che non vogliamo che ce le guardino. Se non stiamo facendo le madonnine crocifisse (vedi sopra, paragrafo fighe di legno) la soluzione è semplicissima: non mettiamole in mostra.
7 Menzogne
Se vogliamo sincerità non mettiamoci nella condizione di essere noi per prime a mentire, per esempio millantando consapevolezze che siamo ben lontane dal conoscere o di voler elevare l’energia o camminare insieme verso l’alchimia, quando il vostro obiettivo reale è nella migliore tradizione della coppia soffocante con pranzo da mammà la domenica. Se il nostro target non è scemo, e se fate questi discorsi ne avete puntato uno che scemo del tutto non dev’essere, vi state comportando come quelle bambine che giocano con le bambine più grandi: rischiate di farvi male. Di brutto.FDA 2016.03.09 Menzogne 0028 Tradimento
Prima di pronunciare l’anatema “quella troia” perché, si sa, le altre sono tutte troie proviamo a pensare cosa abbiamo fatto, o non fatto, per meritarci il tradimento.
Certo, tradire è una forma di fuga per non affrontare i problemi ma questo è un altro discorso che merita seri approfondimenti, qui mi limito a dire che tutto accade per una ragione. E se una delle ragioni è che ci siamo messe con un tizio che non se ne lascia scappare una che facciamo, ci lamentiamo pure? Dovevamo pensarci prima.
Naturalmente, anzi ovviamente (vedi punto 5) vale anche quando siamo noi a tradire “perché ci sentiamo trascurate e non capite”…
Sinceramente penso che, a parte patologici casi seriali, non esistano persone traditrici ma che siano le vittime ad adagiarsi in un limbo di ignavia, non partecipazione e rottura compulsiva di zebedei altrui.
Ok, l’avevo rivista ieri sera ed ora … Bona, come dicono dalle mie parti: l’ho lasciata dormire e adesso la pubblico. Senza variazioni. Siete libere di incazzarvi.

Eudaimonia