Uta di Naumburg, donna altera e misteriosa

«Tra tutte le donne della storia dell’arte, quella con cui andrei a cena è Uta di Naumburg» affermò Umberto Eco, probabilmente pensando all’unica immagine esistente: la statua raffigurante Uta che campeggia, accanto a quella del marito Eccardo, nel coro della cattedrale di Naumburg, in Sassonia.FDA 2016.07.03 Uta 002Donna della quale non si sa molto, ma proprio per tale ragione di notevole interesse per chi sa e vuole leggere tra le righe della storia ufficiale: nata a Ballenstedt nel 1000 e deceduta a Meißen il 23 ottobre 1046, città della quale fu margravia dal 1031 al 1046 in quanto moglie di Eccardo II, che sposò all’età, per l’epoca decisamente avanzata, di ventisei anni.
Oltre che per essere sfuggita al rogo dopo aver subito un processo per stregoneria, evento decisamente imbarazzante per il consorte, la sua celebrità è dovuta alla statua in arenaria che la raffigura bella e visibilmente distaccata dalla vita del marito, ostentando nel sontuoso abbigliamento un sorriso enigmatico e algidamente regale, unitamente ad un’avvenenza senza precedenti nella scultura romanica.FDA 2016.07.03 Uta 001Il nazismo la assunse come simbolo della bellezza ariana e, grazie ad un grafico di origine tedesca, la Disney si ispirò a lei nel 1935 per il personaggio della regina Grimilde, nome dalle assonanze wagneriane scelto per la strega del film Biancaneve.FDA 2016.07.03 Uta 003Quando visitai la cattedrale di Naumburg provai la sensazione che Uta nascondesse un segreto, una sorta di doppia identità. E infatti…
Ho sempre pensato che una vera strega, proprio per il patrimonio storico e mistico che incarna e per l’energia e le conoscenze delle quali è depositaria e di cui fa uso, sia una Donna affascinante, carismatica e sensuale. Esattamente l’opposto di quella vecchia, rugosa e curva consegnataci dal cristianesimo misogino, lo stesso che ha ridotto l’icona di Eros che si accosta a Psiche a quella di un pipistrello, per non dire vampiro.
Ancora oggi, purtroppo, la strega è l’altra faccia della moglie e madre, ancella obbligatoriamente fedele, devota e remissiva di un focolare più ideale che reale. Insomma o scema e serva (e mamma pure del marito) o strega, magari nella versione pin-up, perché tuttora priva di cittadinanza in quanto personificazione di una femminilità veramente libera. E, devo aggiungere, fingendo una ribellione solo di maniera, una parte dello stesso universo femminile spesso non aiuta nell’opera di affrancamento.

ACS