I prezzi della libertà

Se pensi di trovarla negli outlet è roba di scarto, un’imitazione. Quella vera costa e non ammette sconti.
Chi ha fatto il Classico si è trovato certamente alle prese con i due topi di Esopo e con il lupo di Fedro: «Lupus macie confectus cani perpasto occurrit. Hunc ille dicit: ‘Quomodo ego qui te fortior sum fame pereo tu autem nites?’.…»
In breve, la trama per chi non la conoscesse. Un lupo sfinito dagli stenti incontra un cane ben pasciuto e gli chiede: “Com’è che io, ben più forte di te, muoio di fame e tu invece sei così ben nutrito?”. Il cane, mostrandogli una casa vicina, gli risponde che si occupa della sorveglianza e che come compenso il padrone gli getta ossa e carne della sua mensa. E invita il lupo a seguirlo perché in tal modo il lupo non condurrà più un’aspra vita nei boschi e avrà di che nutrirsi.
Il lupo segue il cane ma, mentre procedono, vede una ferita sul collo del cane e glie ne domanda la ragione. Il cane risponde: “Nulla, i servi durante il giorno mi legano perché sono troppo focoso.” Allora il lupo esclama: “Non ti invidio più cane. Non mi piacciono queste cose e non intendo perdere la mia libertà pur di riempire la pancia.” E la favola si conclude lapidariamente così: «Sic, libertatem catenae anteponens, lupus ad asperam in silvis vitam redit (E così, anteponendo la libertà alla catena, il lupo torna alla dura vita nei boschi)FDA 2016.07.12 Libertà 001La libertà vera, a mio avviso, è quella che ci consente di agire liberamente in ossequio al nostro credo interiore. Quella che ci fa sentire in pace con noi stessi indipendentemente dalle convenzioni, dal giudizio, dalle regole comportamentali, istituzionali o morali fissate da altri. Quella che ci consente di scegliere, nella chiara consapevolezza di sapere chi siamo, quale sia il nostro inviolabile Spazio Sacro e, se vogliamo, di indossare una o più maschere a seconda delle circostanze.
Ma ciò non significa che sia la facoltà, spesso mistificata con l’essere nel qui e ora, di fare agli altri ciò che ci pare o di usarli a nostro piacimento, o di giocare furbescamente il gioco delle convenienze. Se vogliamo giocare quel gioco dichiariamolo apertamente: ti sto usando perché mi fa comodo, del resto se sono qui è perché fa comodo anche a te.
La libertà si conquista. Si conquista imparando a dire no, imparando a volerci bene ed a rispettarci, a non dipendere da ruoli, persone, sostanze ed a non sentirci gratificati dal fatto che altri dipendano da noi.
Si conquista anche evitando di frequentare vampiri, situazioni e persone con le quali non abbiamo nulla da spartire, si conquista non fingendo di essere ciò che non siamo o che ci vada bene ciò che in realtà ci soffoca o ci irrita.
Mantenere la libertà comporta un quotidiano esercizio, una costante presenza a se stessi, un’incessante osservazione di noi stessi dall’esterno per comprendere se stiamo seguendo la rotta giusta.
La libertà, spesso, ci porta alla solitudine: considerati fuori dal coro, ritenuti scostanti e antipatici quando non addirittura arroganti veniamo allontanati dal gregge. Ma a quel punto, se siamo veramente liberi, non stiamo più neppure a perder tempo pensando che quello è un gregge e sprecando energie per farlo notare. Semplicemente il gregge non esiste. Più che altro accade solo di pensare come mai ci abbiamo messo così tanto a diventare liberi.

Alberto C. Steiner