Dimmi chi mangi e ti dirò chi sei

«La bocca sollevò dal fiero pasto
quel peccator, forbendola a’ capelli
del capo ch’elli avea di retro guasto.
Poi cominciò.»
Inizia così il Canto XXXIII, uno dei più famosi dell’Inferno dantesco, che rievoca la figura del Conte Ugolino e l’idea di questo scritto mi è venuta apprendendo la composizione delle razioni da combattimento – per chi ha fatto il militare l’equivalente delle nostre razioni K – degli Specnaz, i temibili corpi speciali russi. Che non contengono manicaretti preparati con carne umana, sia chiaro, specialmente da quando non c’è più il comunismo…
Ma andiamo con ordine. L’antropofagia (dal greco ἀνϑρωποϕαγία) ovvero il cibarsi di carne umana, è descritta in numerosi testi sin dall’antichità: ne scrivono Erodoto, Strabone, Tolomeo, Plinio ma fu nel Nuovo Mondo che gli europei entrarono in contatto diretto con popolazioni che la consideravano una pratica normale, primi fra queste quei Caribi incontrati da Colombo quando nel secondo suo viaggio toccò la Guadalupa e dal cui nome derivò il termine cannibali.
Numerose sono le narrazioni, oggi liquidate come fantastiche e mitologiche, che ritraggono costumi e istinti dei nostri lontanissimi progenitori dediti al cannibalismo nelle grotte: non solo per nutrirsi sacrificando infanti in soprannumero e inabili anziani, ma anche in ossequio a pratiche magico-animistiche.
La mitologia greca – che ci tramanda i riti oscuri delle sacerdotesse devote a Dioniso narrati da Euripide ne Le Baccanti – ci parla di Crono che divorò i figli avuti con Rea: Estia, Demetra, Era, Ade e Ennosigeo poiché avvertito dai propri genitori Gea e Urano che uno di questi lo avrebbe spodestato. Rea, nel frattempo incinta di un ultimo figlio, decide di partorirlo di nascosto a Lycto (Creta) consegnando a Crono una pietra che questi divora pensando trattarsi del neonato. Che invece, con il nome di Zeus, cresce e sconfigge il padre Crono facendogli vomitare i fratelli che aveva divorato, e il primo oggetto espulso da Crono è proprio quella pietra che egli aveva inghiottito scambiandola per Zeus.
Immediatamente dopo Zeus scioglie dalle catene alle quali li aveva costretti lo stesso Crono i tre Ciclopi, che in segno di gratitudine gli consegnano la Folgore. Non sappiamo se gli donassero anche i Lancieri di Montebello e una bicicletta rossa. Lo so, potevo anche risparmiarmela…
Ritroviamo il Ciclope nell’Odissea, quando divora alcuni compagni di Ulisse.FDA 2016.07.14 Mangi 001Pare che origini dall’antica Cina la credenza che assegna proprietà terapeutiche alla carne umana, specialmente a quella dei giustiziati, diffusa anche nell’Europa medioevale tanto che frammenti del cranio di un impiccato comparivano tra i rimedî consigliati nei trattati di farmacologia, ovviamente insieme con le rane sulla pancia.
Il Medioevo rappresenta l’apoteosi del cannibalismo magico, fantastico, orrorifico e rituale: draghi, demoni, stregoni e fattucchiere che rapiscono bambini per immagazzinarne le spoglie o allevarli per arrostirli o bollirli al fine di mangiarli, offrirli al Maligno o trarne pozioni e unguenti. Una menzione speciale in questo senso va agli Ebrei, uccisori di Gesù e per questo fonte di tutte le magagne dell’umanità (l’accusa, insieme con quella del sesso sfrenato e perverso, venne scagliata anche contro i Dolciniani).
E poi c’erano gli orchi: bestie immonde in forma apparentemente umana che nei racconti francesi sono i Saraceni, in quelli baschi i Tartari, in quelli orientali i Rākşas ed il cui nome parrebbe derivare dalla divinità latina Orcus, che presiedeva al regno dei morti.
E veniamo al Rinascimento: non se ne nutriva, ma faceva il bagno nel loro sangue per preservare la giovinezza. Mi riferisco alla contessa Erzsébet Báthory, la serial killer ungherese accusata di avere torturato e ucciso centinaia di giovani donne.
E, prima di proseguire, accenno brevemente al menu tattico degli Specnaz, tra i militari meglio addestrati al mondo a sopportare il dolore fisico ed uno dei cui motti non ufficiali riprende un antico proverbio russo: muori, ma fallo.
Una delle pietanze costituenti la razione è il patè di cervello di maiale che, a detta dello stato maggiore della forze armate russe, “ricco di fosforo e potassio, è l’animale più simile all’uomo ed è proprio quello che ci vuole.” Ci vuole per quale ragione, e perché proprio in funzione del fatto che sia il più simile a quello umano? Mistero, possiamo solo immaginarlo.
Il pacchetto sigillato che consente di ottenere più di 5.000 calorie contiene anche 60 grammi di zucchero, 5 tavolette di cioccolato, barrette al gusto di albicocca e noci, gelatina di mele, salsiccia tritata, porridge di manzo, goulash di manzo con patate, pepe, 5 confezioni di craker, crema spalmabile al cioccolato e nocciole, 3 confezioni di muesli, una di patè di fegato di maiale e, come detto, quello di cervello.
FDA 2016.07.14 Mangi 002Per fare un paragone quella italiana, che nell’ultima formulazione comprende sette menu differenti ciascuno contraddistinto da un colore, è completamente diversa e, nel 2015, ha persino vinto il primo premio in un confronto internazionale fra razioni tattiche tenutosi a Kabul.
Apprezzata per varietà e gusto degli alimenti, consta di un modulo giornaliero ripartito su tre pasti e diverso per ogni giorno della settimana comprendente ravioli e tortellini al ragù, pasta e fagioli, minestrone di verdure, pollo e tacchino in gelatina, tonno e piselli, cappuccino in polvere, cioccolato extrafondente ed altro, tra cui il mitico cordiale.
Prima di tornare… in cucina va detto che gli esseri umani non vengono solo mangiati come nutrimento, ma storia, mito e leggenda ci rendono edotti di come vengano loro asportati alcuni organi per finalità rituali apotropaiche, risarcitorie o punitive e infine come trofeo: capelli di nemici (lo scalpo dei Pellirossa reso celebre dai film western e da Tex Willer), cuore e fegato di valorosi guerrieri, occhi, lingua, teste o crani di santi, sovrani e sciamani, mani e genitali di stregoni, violentatori o seguaci di una fede diversa.
Una notizia di cronaca in tal senso risale al 26 maggio 2014 quando a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana, furono rinvenuti i corpi di tre giovani musulmani privi degli organi genitali e del cuore.
Andando a ritroso nel tempo il simbolismo di una violenza arcaica e rituale lo ritroviamo anche nella nostra storia criminale: esattamente il 17 agosto 1981, quando il boss della malavita milanese Francesco Francis Turatello – il cui corpo è sepolto a Monza – venne ucciso nel carcere di massima sicurezza di Badu ‘e Carros, in Sardegna, dai siciliani Salvatore Maltese e Antonino Faro che lo accoltellarono sventrandolo, e immediatamente dopo – ma non si è mai saputo con certezza – Pasquale Barra detto ‘O Animale gli strappò il cuore prendendolo a morsi, forse anche mangiandone un pezzo.
Concludendo le retrospettive, la storia longobarda ci tramanda la vicenda di Rosmunda, che organizzò nel 572 a Verona, nella reggia che fu di Teodorico, la congiura che uccise il marito Alboino colpevole, secondo la leggenda, di aver bevuto vino in una coppa ricavata dal cranio del padre di lei Cunimondo, costringendola a fare altrettanto.
Risulta come già nel Paleolitico i crani umani fossero usati come coppe: nel 1939 venne rinvenuto nella Grotta Guattari, sul Circeo, un cranio umano in ottimo stato di conservazione che presentava l’orbita destra sfondata e il foro occipitale considerevolmente allargato: un rituale presumibilmente necessario per consumare il cervello del morto, e ciò conduce a formulare l’ipotesi che quel cranio fosse appartenuto a un individuo dotato di grande forza e coraggio. Doti da farne un essere superiore che avrebbero indotto ad organizzare un banchetto per acquisire le virtù del defunto attraverso il suo cervello.
Escludendo l’autocannibalismo, l’antropofagia è divisa in due categorie: esocannibalismo, quando ha come oggetto individui non facenti parte della comunità, e endocannibalismo, riferito al consumo di individui all’interno dello stesso gruppo.
Cesare, nelle cronache delle guerre galliche ci informa di come i Celti prima di un’importante battaglia compissero sacrifici umani di massa, utilizzando dapprima i prigionieri di guerra e successivamente criminali, invalidi e malati. Concluso il rito antropofago i resti venivano gettati in una buca, interpretata come la porta degli inferi. Dalle pratiche si evince il concetto di utilizzo del nemico, che rappresentava un bene da non sprecare, e per deduzione come il cannibalismo assumesse un ruolo economico nella tribù: infatti era diffuso specialmente in quelle organizzazioni sociali che non avevano ancora attribuito un ruolo attivo ai prigionieri, per esempio utilizzandoli come schiavi. Nacquero anche pratiche correlate, come la tortura che anticipava il momento del pasto in un crescendo di parossistica eccitazione corale che comportava danze, consumo di bevande fermentate ed atti sessuali orgiastici.FDA 2016.07.14 Mangi 007Uno dei modi più diffusi per procedere alla soppressione consisteva nel costruire colossali fantocci antropomorfi in legno e canne, che venivano riempiti di uomini e animali ed ai quali si appiccava il fuoco affinché ardessero con tutto ciò che c’era dentro.
E, giusto per contribuire a sfatare il mito fideista del buon selvaggio contrapposto al viso pallido dalla lingua biforcuta, passo al continente americano iniziando dal canadese Ontario dove gli Uroni sino a tutto l’Ottocento insegnavano ai bambini ad essere spietati e, per abituarli, li facevano assistere alle terrificanti torture dei nemici, ai quali venivano bruciati gli occhi, infilati nella gola e nel retto dei tizzoni ardenti, spezzati i polsi e forate le orecchie utilizzando punte acuminate che venivano lasciate ficcate nella carne. Le torture avevano lo scopo di infliggere il massimo del dolore lasciando però la vittima in vita per almeno una notte in modo che lo svuotamento dal sangue rendesse, esattamente come avviene nella macellazione islamica ed ebrea, la carne più morbida. Successivamente alla decapitazione, la tribù festeggiava con una serie di banchetti a base di carne nemica.
E spostiamoci a sud: nel XVI Secolo il marinaio tedesco Hans Staden naufragò sulla costa brasiliana e raccontò di aver assistito ai riti antopofagi dei Tupinamba, i più famosi cannibali esistiti ed una delle prime tribù sudamericane ad avere contatti con i bianchi, i cui resoconti descrivono terre fertili e ricca di selvaggina e pesce. Costoro non avevano quindi bisogno di sfamarsi ma di esercitare la loro principale occupazione: la guerra, che serviva proprio a procurare i prigionieri che, una volta catturati, venivano condotti al villaggio dove, dopo essere stati insultati da donne e bambini, erano invitati a danzare con i membri della tribù a simboleggiare il passaggio dallo status di nemico a quello di amico. Entravano quindi con tutti gli onori a far parte della comunità, prendevano persino moglie, mettevano al mondo figli e, dopo un anno o anche dopo venti, venivano improvvisamente prelevati, torturati, uccisi e mangiati.FDA 2016.07.14 Mangi 004Durante la mattanza le donne disponevano contenitori nei quali veniva raccolto il sangue, bevuto ancora caldo dalle anziane mentre alle mamme veniva concessa la possibilità di bagnarsi i capezzoli per favorire la lattazione e perché anche i neonati potessero gustare il sapore del sangue
Una volta cessato il deflusso sanguigno il corpo veniva smembrato e cotto, e il primo boccone spettava di diritto alla vedova.
L’alibi dei Tupinamba era che lo facevano per vendicarsi di tutta una serie di mali perpetrati dal nemico e per accedere al loro paradiso, nel quale era ammesso solo chi era stato capace di vendicare il popolo contro il nemico.
E giusto per sfatare un altro mito, quello di società primitive composte da eguali, ai banchetti partecipavano solo classi sociali dominanti e sciamani, mentre il basso ceto poteva solo assistere alla fase cerimoniale preparatoria.FDA 2016.07.14 Mangi 003Ed ora accenno ad una delle civiltà preferite da spiritualisti, numerologi e quantisti della domenica: gli Aztechi, presso i quali, insieme con Maya e Toltechi, il cannibalismo, pratica assolutamente normale, si associava a riti religiosi dedicati in particolare al dio Huitzilopochli.
Secondo gli Aztechi il mondo veniva periodicamente distrutto e rigenerato da un dio che ridava vita alle ossa dei defunti con il sangue, ed era questo il tipo di offerta che richiedeva, unitamente alla carne umana.
Alcuni studiosi affermano come il cannibalismo azteco rappresentasse anche una fonte di alimentazione in una zona carente di approvvigionamenti. A supporto di tali affermazioni ci sono ricostruzioni pervenuteci tramite innumerevoli testimonianze, che attestano come gli Aztechi utilizzassero le varie parti del corpo delle vittime in modo paragonabile al nostro consumo odierno di animali domestici.
Il sacrificio umano azteco costituiva un’azione simbolica mediante la quale si credeva di poter intervenire nel mondo del soprannaturale: il sacrificato, abbandonando questo mondo, liberava un’energia capace di intercedere tra dei e uomini per ottenere benefici individuali e per la comunità. Cibarsi del corpo evitava che l’anima tornasse sulla terra per vendicarsi.
Di passaggio mi si affaccia una domanda: come mai, pur con il dispiegamento di tutta questa potenza magica, sciamanica e rituale per spazzare queste popolazioni dalla faccia della terra furono sufficienti un po’ di sifilide, il germe dell’influenza e il dono di paccottiglia, vecchi fucili e whisky di pessima qualità?FDA 2016.07.14 Mangi 005James Frazer, l’antropologo scozzese autore de Il Ramo d’Oro, sosteneva che per un uomo primitivo i motivi del pasto mistico fossero molto semplici: era convinto che mangiando la carne di una persona ne avrebbe assimilato le caratteristiche fisiche, morali e intellettuali ed è per tale ragione che nelle popolazioni primitive dedite alla guerra tribale si utilizzava il nemico prigioniero come intercessore fra uomini e dei. Nelle società più evolute le medesime motivazioni si sono arrichite di rituali complessi ma essenzialmente lo scopo finale era sempre quello. Interpretazione valida per spiegare il cannibalismo in alcune ma non in tutte le culture.
E terminiamo con l’Africa, il continente liberato solo nel secondo dopoguerra dai colonizzatori bianchi. I sacrifici umani ed il cannibalismo permangono, ma sono legati al denaro.
Ultimamente ha fatto scalpore la notizia che in Uganda si siano sacrificati oltre novecento bambini, la metà dei quali mangiati nel corso di rituali finalizzati ad ottenere salute, successo e soldi ed i rimanenti utilizzati per conseguire notevoli guadagni con la complicità degli stregoni.
I bambini vengono sepolti vivi oppure vengono loro asportati i genitali e la testa, inumati assieme a mani e piedi mentre il sangue viene raccolto in contenitori.
Nel continente è molto diffusa la pratica della medicina rituale Muti di origine Zulu, che utilizza parti del corpo umano per creare medicinali con lo scopo di curare vari tipi di patologie. Si ritiene che per ottenere la massima efficacia arti ed organi della vittima debbano essere prelevate mentre questa è ancora viva e che le sue urla di dolore migliorino sensibilmente gli effetti curativi del farmaco.
La richiesta è talmente elevata che spesso i resti delle vittime sono esportati in tutto il continente creando un’estremamente redditizia rete commerciale. Gli acquirenti utilizzatori appartengono alle classi sociali elevate.FDA 2016.07.14 Mangi 006E abbiamo quindi visto come l’usanza dei sacrifici umani e del cannibalismo, comune a culture sparse per ogni dove, venisse e venga tuttora identificata come strumento per far piacere agli dei e per placarli.
Da ultimo, e qui chiudo perché Hannibal Lecter mi aspetta per cena, nella cultura sciamanica si praticano sacrifici umani per trasformare gli spiriti delle vittime in spiriti guardiani da utilizzare al proprio servizio, una sorta di entità intrappolate dallo sciamano che li userà per fini negativi o positivi a seconda del bisogno. E l’offerta del corpo agli dei attraverso il banchetto rituale accresce l’intento, l’energia, la potenza e pertanto il prestigio dello sciamano.
Qual’è il messaggio che emerge da queste considerazioni? Semplicemente nessuno, e meno ancora di stampo morale parametrato al nostro metro di giudizio.
A proposito del nostro metro di giudizio, dimenticavo una cosa: “Prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo, offerto in sacrificio per voi.”
“O Signore, non son degno di partecipare alla tua mensa ma dì soltanto una parola e io sarò salvato.”

Alberto C. Steiner