Dimmi chi mangi… la preparazione del cibo come atto sacro.

Pare che l’articolo sul cannibalismo rituale abbia fatto venire l’acquolina in bocca. E allora proseguo sviluppando il tema.
Per me cibo e vino, specie se rosso, sono sacri. Quando cucino in realtà medito, divento il cibo, “sono” il cibo, gli utensili, i sapori, gli aromi che si sprigionano. Rarissimo che assaggi durante la preparazione.
Il mio piatto prediletto è il risotto: uso Vialone Nano veronese, Carnaroli, Roma. Le altre migliaia di qualità non mi interessano, considero una bestemmia fare la panissa con il basmati e non proponetemi venere nera, trullallero tibetano, pachaciuccia colombiano o altre varietà esulanti dalla mia comprensione. Ciascuno ha le proprie tradizioni e le proprie radici, e circa il riso sono più sciovinista di un triestino ed un francese messi assieme, lo ammetto.
Quando cucino pretendo rispetto, lo stesso rispetto e la stessa sacralità che ho attribuito alla preparazione: al momento di servire i miei commensali devono essere a tavola, non in altre faccende affaccendati, e via i telefoni dal tavolo. La mensa è convivialità, condivisione, comunicazione, è un atto magico di Bellezza. Anche se in tavola ci sono i sofficini (da me non li trovate).
Fortunatamente ho escluso dalle mie frequentazioni certa gente (Spazio Sacro…) ma talvolta mi accade, generalmente per lavoro e non certo per diletto, di pranzare con uno sconosciuto, che non mi faccio scrupolo di ricondurre alla sacralità del momento della mensa.
Dicono di me… che sono un rompicoglioni. Non mi sveno per questo, siatene certi.
Anticamente preparare ingredienti, sgranare legumi, macellare e porzionare, tritare verdure, disporre aromi, cucinare, la stessa acqua messa a bollire costituivano momenti rituali. Erano attività di appannaggio femminile che si espletavano, letteralmente, in cerchio mentre ciascuna raccontava di sè, della propria vita, delle proprie gioie e dei propri tormenti.
Oggi le donne sono incazzate, frastornate, assillate dall’orologio e da mille altre sovrastrutture. Ma soprattutto sono sole, esattamente quanto gli uomini. Anticamente invece – anche sino a pochi decenni fa nelle nostre campagne – il momento corale della condivisione, persino delle attività più minute, significava accogliere ed onorare l’Energia della Dea, anche se spesso inconsapevolmente.
Il Cerchio Femminile era vivo e presente, ad accogliere e condividere gioie e dolori.
Lo sapevate che pietanza deriva dai termini latini pietas e pietatis a significare dedizione, rispetto, devozione, verso gli dei e verso le persone che mangeranno poi quel cibo?FDA 2016.07.16 Mensa 001Anticamente sentimenti ed emozioni entravano nel cibo, per esempio perché le donne impastando trasferivano il movimento del bacino e dei fianchi, custodi corporei dell’energia creatrice, del mistero della vita.
Tanto è vero che una delle pratiche sessuali mediamente diffuse consisteva nel penetrare la donna da dietro mentre impastava. Al di là dell’aspetto erotico della faccenda (scusate: a mio parere altro che lavatrice, volete mettere i profumi di farina e spezie piuttosto che del detersivo ai lapislazzuli di lavanda, il sudore, lo sguardo velato, il filino di bava, il parossismo e tutto il resto? Prova a farlo sul Bimbi, se ci riesci…) notevole era la componente sacra risiedente nella fecondazione alchemica del cibo. Vabbè, anche dell’impastatrice, qualche volta.
Pur essendo la varietà di cibo limitata, sappiamo come la qualità fosse decisamente più elevata ed una delle ragioni era data dall’energia femminile conferita al cibo stesso. Pensiamo come, anche nelle nostre tradizioni, se una famiglia subiva un lutto o un grande dolore la donna non cucinava, erano le vicine a recarle cibo già cucinato, per sè, per lka famiglia e per gli ospiti in una connessione solidale e corale, in quanto il dolore avrebbe avvelenato gli alimenti da lei manipolati.
Relativamente al periodo mestruale invece, ad onta di ciò che sessuofobi pretazzi ci hanno tramandato, grande importanza veniva attribuita all’atto del cucinare e, non infrequentemente allorché trattavasi di motivazioni particolari, lo stesso sangue della Luna Rossa entrava a far parte degli ingredienti.
Le donne ben sapevano come il cibo venisse trasformato dall’energia, ed il cucinare costituisse un vero e proprio atto magico che coinvolgeva gli elementi naturali: acqua, aria, fuoco, terra.
Non credo di esagerare affermando che se siamo centrati mentre cuciniamo entriamo in armonia con le energie elementali e possiamo trasformare la nostra azione in un vero e proprio rituale di guarigione.FDA 2016.07.16 Mensa 003Non casualmente uno dei simboli iconografici più diffusi relativamente alla strega, compresa la buffa Amelia di Disney, è il calderone nel quale veniva cotta, decomposta e ricomposta la materia mescolata con intenzioni e preghiere. La strega non ritualizza soltanto un atto magico, ma tramite il calderone materializza la visione, trasmuta l’energia e porta a compimento terreno ciò precedentemente era solo informe pensiero.
E il calderone è anche simbolo dell’utero femminile, del ventre della Grande Madre dove le energie del cosmo si incontrano dando vita all’universo.
Credo che ancora oggi ogni donna possieda il dono: un calderone magico a propria disposizione, dove trasformare le energie da pesanti in armoniche, dare vita a sogni e desideri. E, passatemi il termine, cucinando la propria Dea interiore dona a famiglia, amici, animali, creature ed erbe del bosco amore, benedizione e rinascita alchemica.
Per finire, in certe culture non sono tuttora infrequenti i Cerchi dove, periodicamente come forma di rilascio e purificazione, si armonizza il corpo attraverso il cibo inteso come dono di Madre Terra. Le preparazioni, intercalate da danze ed altri rituali che onorano la fisicità e l’unione con la natura primordiale, sono frutto di un lavoro di meditazione e mediazione con gli spiriti degli elementi che presiedono alla cura e alla crescita dei doni di Madre Terra.

Alberto C. Steiner