Siamo seri: troviamo il coraggio di ridere di tutto

Tutti vogliono viaggiare in prima, canta il Liga, e tutti vogliamo percorrere la Via più o meno alchemica della Conoscenza.
Bene, ci sono delle regole. Un detto popolare afferma chi ha un carattere ha un brutto carattere, a significare che, oltre a essere un testone difficilmente manipolabile, è uno che non le manda a dire.
Certe correnti cosiddette spirituali e meditative fanno di tutto per convincere come il carattere sia una scoria della fase egoica. Io, che non faccio assolutamente nulla per convincere nessuno di cosa sia buono e cosa non lo sia – ciascuno ha il proprio metro, e all’occorrenza deve pestare da solo le corna contro il muro – ritengo invece che una persona provvista di un carattere definito debba tenerselo caro.
Quando nella vita si riesce a mantenere fede a principi personali, si ha ragionevole certezza delle proprie convinzioni ma evitando la frasettina io funziono così, e soprattutto si è in grado di controllare e dominare gli impulsi (senza confondere tutto questo con l’orgoglio) ecco: allora si può dire che si possiede un carattere. Non è tutto qui, ovviamente, ma facciamo un passo per volta.

La Gola del Furlo vista da ovest | © Nicola Pezzotta 2011. All rights reserved.

La Gola del Furlo vista da ovest | © Nicola Pezzotta 2011. All rights reserved.

Chi ha carattere può anche avere delle paure, la differenza sta nel modo in cui le affronta: non fugge, non si paralizza, non dilaziona ma accoglie lo stato di rischio con coraggio e decisione, cercando di risolverlo nel modo più adeguato e senza arrendersi di fronte alle prime difficoltà. Il mondo può essere crudele, ma anche meraviglioso, e vivere non è semplice però proprio in questo sta il bello.
Il fatto è che quelli come me sono nati ribelli e a nulla sono valsi i tentativi per comprimerli in nome della cosiddetta buona educazione, o di sottometterli ai cosiddetti valori condivisi: comportati bene a tavola, non sporcare, non metterti le dita nel naso, non ruttare, tieni in ordine, questa casa non è un albergo, ciascuno ha dei doveri, per giungere all’apoteosi: vai in chiesa, pentiti. Pentiti? Ma sei, scemo?
Manca un dettaglio: il buon esempio. Il buon esempio te lo dai da solo. Sbagliando.
E circa una presunta centratura o una improbabile illuminazione, invece di stare lì come patate lesse nella posizione del loto aspettando il tocco divino o l’alieno che ci prenda per manina, facciamo.
Facciamo anche quello che non riguarda direttamente la nostra strada, anzi che va nella direzione opposta, ciò che temiamo maggiormente: se lo temiamo è perché da qualche parte ci risuona. E allora viviamolo, visto che è innegabilmente in noi, in quella affasciante terra di nessuno che ci hanno insegnato a negare, comprimere e reprimere chiamandola Lato Oscuro.
Così la esorcizzeremo scoprendo un nuovo modo di conoscerci, accoglierci, amarci. Nessuno, famiglia, scuola, chiesa, cosiddetto consorzio civile e meno ancora qualche presunto maestro ha potere su di noi. Siamo noi ad attribuire agli altri il potere, cosa ben diversa rispetto ad ammirazione e stima, facendo conseguentemente ed inevitabilmente atto di sottomissione. E invece la vita è nostra, nostra e di nessun altro. Sta a noi decidere cosa farne.
Hanno tentato (ci provano sempre) a portarci alla vergogna per tutto: un abbraccio in mezzo alla strada, una risata, essere felici, vivere la pienezza del nostro essere contrabbandando tutto questo in nome di una comprensione, di un lasciar andare, di un vedere e subire il male senza reagire perché se siamo centrati e consapevoli, se siamo buoni e trascendenti siamo superiori a queste cose. Peace&love.
Indimenticabili le parole pronunciare dal frate Jorge ne Il Nome della Rosa: “Non pronunziare parole vane che inducono al riso, il riso è un vento diabolico che deforma il volto e rende gli uomini simili alle scimmie. Il riso uccide la paura e senza la paura non ci può essere la fede,
senza la paura del demonio non c’è più necessità del timor di dio.”FDA 2016.07.19 Carattere 002La paura, quella che oggi non colpisce più attraverso il Sant’Uffizio bensì attraverso il timore del diverso, dell’attentatore, del collega infido, del complotto, del cibo e dell’aria avvelenati, delle malattie a trasmissione sessuale viste come punizione del peccato e di tutto ciò che ciascuno di noi può agevolmente aggiungere all’elenco. Ecco come si tenta di tenere sotto scacco le persone che cadono nel tranello.
Del resto anche nel mondo della meditazione take away senti parlare di ambiente protetto in riferimento a un ashram, un centro: protetto da che, dal mondo? Ma stai cercando di crescere o di scappare? Sei ancora lì attaccato alla tetta?
Cerchiamo di non ragionare sempre su tutto, di non seguire l’onda, di non leggere troppo, soprattutto certi libri che parlano di meditazione e risveglio scritti da guru che hanno più problemi di coloro ai quali si rivolgono millantando di poterli risolvere. Ne ho osservati tenere incontri e conferenze: una sbaraccata di tic, posture di autoprotezione, stato di preallarme quando si pongono loro domande. Mimica, sopracciglia e narici che non confermano ciò che la loro bocca afferma. Ridono, ma non con lo sguardo. Sudano, e il loro sudore puzza.
Abbiamo un’emozione? Viviamola! E freghiamocene, di tutte le maschere che la società vorrebbe farci indossare. Indossiamole, le maschere, se ci servono. Ma strumentalmente e ben sapendo cosa stiamo facendo. Altrimenti lasciamo perdere, sono giochi pericolosi e bisogna saperli giocare.
Viviamo, fino all’ultimo respiro, perché quando ci accorgeremo – semmai accadrà – che è passato il momento sarà tardi.
E tocchiamoci, accarezziamoci, prendiamo contatto con i corpi nostro e altrui. Con il massaggio, con le carezze, con il far l’amore, con lo sguardo, con il sorriso. Tutto è molto più semplice di quanto vogliono farci credere.
Per le immagini a corredo ne ho scelte due relative alla Gola del Furlo, una scenografica forra lungo la via Flaminia che può essere emblematica di come il cosiddetto destino – fortunatamente dispettoso come un monello – riesca ad annichilire i roboanti intenti dei benpensanti: nel 1937 sulla sommità del monte Pietralata venne scolpito un gigantesco volto di Mussolini, che i partigiani (per definizione belli, buoni, santi e patriottici) provvidero successivamente a far saltare. Indipendentemente dal fatto che la versione storica ufficiale attribuisca a Churchill tale decisione, il risultato è che oggi, nonostante al volto del Duce manchino labbra, mento ed una parte del naso, la zona è frequentatissima da turisti che si recano proprio a vedere le rovine.

Alberto C. Steiner