Draghi, sante e madonne nell’arte figurativa

L’articolo Ma lo chiamavan Drago: significato alchemico del drago pubblicato il 10 luglio tracciava una breve storiografia alchemica, per concludersi con un censimento dei più noti draghi della tradizione lombarda.
Ho ricevuto in proposito, e volentieri pubblico, il contributo dell’amica Antonella che tra uno spritz e l’altro (li beve, ma soprattutto li prepara nel suo bar nell’hinterland milanese) sta ultimando un saggio sull’arte devozionale popolare lombarda, con puntate in Ticino e Grigioni.
Proprio oggi, 20 luglio, si celebra la ricorrenza di Santa Margherita (Marina) di Antiochia, ritenuta protettrice delle partorienti in quanto con la croce squarciò il ventre di Satana, che le apparve in forma di drago e la inghiottì nella prigione dove l’aveva confinata Olibrio che ella rifiutò di sposare.
Tutte illibate e martiri, le sterminatrici di draghi della cristianità. Relativamente al suo significato ancestrale il drago è parente stretto del serpente primordiale, ed entrambi sono strettamente connessi al femminile, in particolare al concetto di sessualità ed al suo potere, ovvero al potere della conoscenza.
Nei luoghi e nei simboli del drago troviamo in primo luogo l’elemento Acqua, della quale spesso è protettore. Vive in laghi, grotte o caverne, luoghi umidi, scuri o addirittura bui, a temperatura costante esattamente come l’utero.
Immediatamente dopo l’elemento Terra dalla quale nasce secondo molte tradizioni, spesso al culmine di un processo alchemico di putrefazione e trasformazione (il Tarantasio del lago Gerundo, secondo una delle innumerevoli leggende popolari nato dalle spoglie dell’efferato Ezzelino da Romano). Della terra il drago porta i colori bruno e verde.
Il drago, specie nelle raffigurazioni norrene, è signore dell’Aria nella quale si muove agevolmente grazie alle ali simili a quelle di un enorme pipistrello, e dalla quale piomba improvviso a ghermire le proprie prede.
Infine, e lo abbiamo disegnato così a partire dall’infanzia, il drago è signore del Fuoco che lancia dalla bocca.
Se pensiamo che la specie umana esiste da circa 2 milioni di anni, ma che solo da circa 100mila sembra sia presente qualcosa di simile al concetto di trascendente, e che appena da 40 mila a ciò sia stato attribuito il nome di divinità comprendiamo come il drago abbia accompagnato l’umanità sin dagli albori del suo misticismo consapevole.
Uno per tutti: il serpente del paradiso terrestre, evidente simbolo di sessualità e conoscenza.
Come attestano numerosi ritrovamenti, e come ormai universalmente accettato etnograficamente, antropologicamente ed esotericamente, la divinità primigenia era femmina. Ciò è comprensibile. Se la divinità è creatrice, nessuno meglio della donna può creare la vita nel proprio ventre crogiolo alchemico e prendersi cura delle sue creature, non solo attraverso l’allattamento ma anche mediante l’agricoltura e la trasformazione degli alimenti.
La Dea Madre venne simboleggiata con il serpente, che ritroviamo anche nell’isola di Pasqua, che va in letargo e risorge dalla terra in primavera portando la propria conoscenza, costituendo il tramite fra questo e l’altro mondo. La dea madre Brigit viene raffigurata con un serpente a cingerle la testa come simbolo di fertilità.
Fertilità, sessualità, materialità, connessione con le ombre, il lato oscuro e il sottosuolo, il senso della morte che rigenera la vita: tutte qualità impersonate dalla donna-serpente. Che divenne anche drago. Con valenze positive sino a quando il cristianesimo lo demonizzò.
Antiche raffigurazioni ci riportano figure femminili che si accompagnano a draghi, li cavalcano, addirittura li conducono al guinzaglio.§
La più celebrata dalla cultura cristiana – che, tanto per cambiare, se ne è appropriata – è Santa Margherita nota anche come Margaret o Margrit o Margriata: inizialmente si accompagna con un drago, successivamente lo tiene in braccio come fosse un cagnolino o un bimbo e infine il drago viene ucciso (iconograficamente da San Giorgio) e con lui il principio delle divinità femminile.FDA 2016.07.20 Draghi sante 001L’arte, dalla più celebrata a quella minore, ci lascia numerose testimonianze, a partire da un antichissimo arazzo custodito presso il Victoria and Albert Museum di Londra: la donna che cavalcando un drago parla con un angelo è indicata come Santa Margherita ma potrebbe trattarsi addirittura della Madonna.
Santa Margherita è il soggetto di un notissimo olio su tavola dipinto da Raffaello nel secondo decennio del XVI Secolo e conservato al Louvre di Parigi. Una seconda versione coeva è invece esposta al Kunsthistorisches Museum di Vienna.FDA 2016.07.20 Draghi sante 002Presso la National Gallery di Londra possiamo ammirare San Giorgio e il drago di Paolo Uccello, un minuscolo olio su tela risalente alla seconda metà del ‘400: il santo libera la principessa trafiggendo il drago che la tiene legata anche, se a ben guardare, la principessa sembra passeggiare tranquilla con il suo drago al guinzaglio. E forse lo stesso artista non era molto convinto di ciò che stava dipingendo… la scena è molto dettagliata, quasi una miniatura considerate le dimensioni del dipinto (cm 57×73) e le siepi sono riportate secondo le regole della prospettiva lineare centrica, della quale Paolo Uccello fu uno dei primi maestri. L’abito della principessa, il drago, i finimenti del cavallo sono curati nel dettaglio. Il volto del santo no: pare semplicemente abbozzato, quasi a significare l’inconsapevolezza di un gesto da adolescente. Anche la grotta sembra, come si dice in gergo, tirata là e, a detta dei critici più qualificati, l’opera non è fra le migliori dell’artista.FDA 2016.07.20 Draghi sante 003Nella chiesa quattrocentesca di Santa Marta a Pandino, località in provincia di Cremona, ai lati dell’altare maggiore due affreschi celebrano Santa Margherita di Antiochia e Santa Marta: ai piedi di entrambe un drago. Nell’oratorio della stessa chiesa è presente anche una statua lignea molto bella raffigurante Marta.
È il vangelo di Giovanni a presentarci Marta di Betania, una delle due sorelle di Lazzaro, l’amico di Gesù, e le leggende medioevali ce la fanno ritrovare nella Camargue insieme con la sorella Maria presso l’attuale Saintes Maries de la Mer, dove giunse nell’anno 48 per sfuggire alle persecuzioni.
La zona era devastata e terrorizzata dalla Tarasque, un drago che viveva nel letto del fiume Rodano (ecco nuovamente il riferimento all’acqua) e che venne ammansito da Santa Marta con preghiere ed aspersione di acqua benedetta (da qui la rappresentazione con secchiello e asperges in mano): ad ogni aspersione il mostro rimpiccioliva fino a raggiungere le dimensioni di un cagnolino. Marta lo condusse nella città di Tarascona dove i cittadini lo uccisero.FDA 2016.07.20 Draghi sante 004Il significato attribuito dalla chiesa alle rappresentazioni iconografiche della santa, e delle altre con draghi oltre che alla Madonna che calpesta il serpente, è quello della vita intesa come combattimento contro il male.
Altra rappresentazione di Santa Margherita è quella che si trova dipinta presso il convento delle monache benedettine di Fabriano, che segnalo perché lo sguardo della santa, più che ieratico sembra perso, e il drago ha quasi l’aria di esortarla ad essere presente.FDA 2016.07.20 Draghi sante 005Infine a Monte Marenzo, in provincia di Lecco, vi è il più importante ciclo pittorico del Trecento lombardo con affreschi che raccontano la vita della santa: solo alcuni sono stati restaurati, di altri purtroppo non rimangono che tracce illeggibili ed un paio furono addirittura staccati e rubati.

Antonia Catania / FdA