Tra anime derelitte e Santo Graal

La foto di apertura è stata ripresa alla fine di giugno nelle acque antistanti l’Isola Comacina: ogni anno, nella notte tra sabato e domenica in cui cade il 24 giugno, festa di San Giovanni, il lago viene illuminato a giorno da migliaia di lumini galleggianti, in dialetto detti lümaghitt.
Il ricordo è alle “anime derelitte” che nel 1169, mentre l’isola veniva incendiata e rasa al suolo ad opera dei Comaschi alleati con il Barbarossa, riuscirono a fuggire approdando a Varenna, che da allora e per alcuni decenni assunse il toponimo di Insula Nova.
I devastatori giunsero a gettare le macerie nel lago affinché l’isola non potesse più essere ricostruita; successivamente il vescovo scomunicò la terra e il Barbarossa emanò nel 1175 un decreto che, confermando il divieto alla ricostruzione, stabiliva: «Non suoneranno più le campane, non si metterà pietra su pietra, nessuno vi farà mai più l’oste, pena la morte violenta.»
Da allora l’isola non fu più abitata. Chi volesse approfondire la vicenda che vide contrapposte Milano e Como trova un attendibile riferimento in Wikipedia.FDA 2016.07.22 Graal lago 001Ed ora entriamo nella leggenda. Altro che Rosslyn: il Santo Graal sarebbe nascosto nella terra dei pizzoccheri. Cinquecento anni prima dei fatti narrati un sacerdote partì dalla Britannia diretto a Roma per consegnare la reliquia nelle mani del papa. Approdò non si sa come sull’isola Comacina, anticamente chiamata Cristopolis e a ben guardare assolutamente estranea a qualsiasi itinerario dell’epoca, dove fu costretto a fermarsi a causa dell’invasione dei Longobardi. Quando costoro l’ebbero vinta sui Bizantini, che cedettero l’isola con tutti i suoi tesori, il Graal venne trasferito nell’abbazia di Piona dove rimase dal 589 al 603 in una cappella all’uopo edificata.
Pare che la regina Teodolinda avesse delle mire sulla sacra coppa, che a quel punto venne fatta scomparire nascondendola tra i monti di Valtellina. Se ne occupò tale Codero, dal quale prese il nome l’impervia valletta che tuttora lo custodirebbe: la Val Codera.
Contigua alla Valle dei Ratti, è come la consorella situata tra Valchiavenna e Valtellina sullo sfondo delle Alpi Retiche occidentali, ed entrambe sono raggiungibili solo a piedi o in elicottero in quanto tuttora prive di strade carrozzabili. Della valle è scritto su un baedeker ottocentesco: «La Val Codera è straordinaria fin dal suo inizio. Quando pensi ad una valle alpina la immagini stretta o larga, rocciosa o verde; la immagini comunque ‘che si apre’ alla vista dal suo inizio. Questa no; al contrario di tutte le altre, non la vedi!» Un nascondiglio perfetto.
Non mancano notizie circa il luogo preciso dell’occultamento: il Sass Carlasch, un suggestivo cubo di roccia isolato, posto al termine di una ripida costa in uno dei luoghi più panoramici della Valle. Però… non poteva non esserci un però. Quando gli emissari del papa cercarono di recuperare il Graal trovarono solo una distesa di massi: una frana aveva sconvolto la fisionomia del paesaggio e reso introvabile la reliquia.FDA 2016.07.22 Graal lago 002Molti sono convinti che si trovi ancora tra quelle rocce. Ogni tanto arriva qualcuno ad effettuare delle ricerche ma invariabilmente, provato dall’inutile fatica, preferisce affogare la delusione nell’Inferno, uno dei più pregiati vini valtellinesi, accompagnato da bitto, sciatt o pizzoccheri. Meglio così.FDA 2016.07.22 Graal lago 003Questa ipotesi è, lo sottolineo, una leggenda storicamente destituita di ogni fondamento che rimpalla da anni sul web, specialmente da quando Giovanni Galli, una specie di Dan Brown laghée, scrisse L’isola, l’enigmatica storia del Santo Graal sul Lario edito dalla comasca Actac nel 1996 e che fa il paio con Il segreto dell’isola: i cavalieri templari da Gerusalemme alle rive del Lario, fotocopia ampliata del precedente edita nel 2000.
Ok, e anche per oggi abbiamo dato una mano all’industria del turismo valtellinese… tra l’altro mentre rivedevo questo scritto ho detto al gatto: “Topo preparati che tra pochi giorni partiamo e il Graal non ce lo leva nessuno.” Ma mi ha risposto: “Smamaragnau!” Forse voleva dire ma non dire cazzate? Non so, devo approfondire.

Alberto C. Steiner