Valtellina: le pietre raccontano storie di Donne Antiche

Accade di imbattersi, percorrendo sentieri alpini, in massi isolati e cumuli piramidali o pile di grossi sassi, non infrequentemente dipinti con la bandierina bicolore del segnavia, a significare che da tempo immemore costituiscono punti fissi di riferimento.
Si tratta quasi sempre di Donne di Pietra, memorie ancestrali del nostro passato dedicate alla Dea Madre: pietre della fertilità o del parto, statue stele trasformate nel tempo in maestà poste in corrispondenza di bivi e trivi, e più recentemente in edicole e cappellette.FDA 2016.07.27 Donne Pietra 001Di forma non antropomorfa e solo talvolta appena sgrezzate dal masso originario, costituiscono una delle più antiche tracce devozionali sparse su alpeggi e valichi lungo i sentieri più trafficati, rustiche rocce alla cui base è spesso presente una risorgiva o una polla a simboleggiare utero o vagina e contemporaneamente, attraverso l’elevazione, il passaggio da questo a quell’altro mondo.
Svolgevano anche funzione iniziatica e propiziatoria per i maschi, che le attraversavano se presentavano una fessura o le sottopassavano se sollevate raccogliendo l’acqua “sacra” trattenuta dalla cavità naturale, il più delle volte ritenuta l’impronta della Madonna, di un demone, di una strega o di un animale fantastico.
Alcune recano tracce di primitivi graffiti, nei quali etnografi e antropologi hanno ravvisato figure femminili a piedi o a cavallo ed eventualmente accompagnate da animali fantastici in forma di unicorni, capri, serpenti o draghi.
A partire dal Medioevo, ma soprattutto dal XV Secolo, molte di tali pietre furono modificate o sostituite con statue e edicole rappresentanti Madonne che impugnano ramoscelli o mazzetti di fiori ed erbe o recano sottobraccio cesti colmi di fiori e frutti: un escamotage per evitare inopportune attenzioni ecclesiastiche, mascherando con segni della cristianità i simboli dell’antica religione. Qualche volta fu la chiesa stessa ad occuparsene quando, non riuscendo a rimuovere radicate tradizioni, provvide a scalpellare croci, graffiti, dipinti o bassorilievi di madonne, santi e beati, se del caso attribuendovi accadimenti miracolosi, magici e fantastici mediati dalla tradizione locale.
A parte le madonne, i santi più gettonati – tutti maschi per rimuovere attraverso il mutamento di genere le antiche reminiscenze – sono Antonio da Padova (invocato contro la sterilità), Cristoforo (patrono dei viaggiatori), Martino (patrono dei viaggiatori e… dei cornuti) e Rocco (patrono dei pellegrini).
Andando molto a ritroso nel tempo scopriamo che fra il 452 e il 454 si tenne un concilio a Arles – località che già nel 314 fu sede di uno precedente, promosso dall’imperatore Costantino I per rimediare all’esito negativo di quello tenutosi a Roma l’anno prima – che, fra altre disposizioni, impose l’obbligo di distruggere le statue-stele, monoliti in forma di lastra che sovente si incontravano infissi nel terreno.FDA 2016.07.27 Donne Pietra 006Ma la norma fu ampiamente disattesa: la gente asportò i monoliti posizionandoli sui confini delle proprietà o lungo le recinzioni. Alcuni resistono ancora oggi e ogni tanto ne viene rinvenuto qualcuno. L’usanza popolare valtellinese, grigionese e altoatesina li chiama madonnine.
Sull’argomento, vastissimo e trasversale geograficamente e cronologicamente, è presente una ricca e qualificata letteratura. In queste note mi limito ad alcune evidenze relative alla tradizione della Valtellina e, per contiguità storica e territoriale, grigionese ed altoatesina.
A dimostrazione di quanto la simbologia della pietra fosse diffusa cito, prima di proseguire, due esempi situati ai capi opposti d’Italia: Calimera, in provincia di Lecce, e Oropa in provincia di Biella.
A Calimera le fondamenta della piccola chiesa consacrata a San Vito vennero edificate alla fine del XV Secolo in una foresta di lecci, mirti e querce attorno ad una pietra confitta nel suolo ed oggi nota come la Sacra Roccia di San Vito. La pietra presenta un foro del diametro di soli quaranta centimetri attraverso il quale le donne che ci riescono passano per rigenerarsi energeticamente e favorire la fertilità.FDA 2016.07.27 Donne Pietra 005A Oropa, uno dei più grandi santuari mariani europei, coincidono due elementi della tradizione: un enorme masso e il culto di una madonna nera, attestato già nel IV Secolo attraverso la presenza di un simulacro nascostovi dal primo vescovo di Vercelli per sottrarlo alla distruzione. Un fitto bosco, natura incontaminata e montagne a fare da corollario rendevano il culto originario della madonna nera simile a quello precristiano, che associava alla natura un’importanza divina. E attorno ad un imponente masso erratico, popolarmente chiamato ròch d’la vita, sasso della vita, e tramandato come pietra della fecondità sulla quale sino a non molti decenni fa le donne si strofinavano per propiziare una gravidanza o un parto, venne edificato il nucleo originario dell’attuale complesso.FDA 2016.07.27 Donne Pietra 004E veniamo alla Valtellina: al piano terra di Palazzo Besta, a Teglio, è conservata la Stele di Caven, un importantissimo reperto datato al III Millennio costituito da una pietra dalla forma ovale, con graffita una presumibile figura antropomorfa, interpretata come divinità femminile.FDA 2016.07.27 Donne Pietra 003La corrente più seguita, fra le numerose attribuzioni, è l’antropomorfismo riferito al culto della Dea Madre o ad una divinità della fecondità.
Valtellina, terra di confine ed uno dei più notevoli esempi delle nostre tradizioni ancestrali, a suo tempo presidiata militarmente per sconfiggervi l’eresia luterana proveniente da oltre confine (ne ho scritto il 1° marzo scorso in Valtellina: tra Sant’Uffizio e agenti segreti svizzeri….).
E allora passiamolo, il confine, per andare nella Val Monastero (Val Müstair in romancio e Münstertal in tedesco) una valle dei Grigioni che si sviluppa parzialmente anche in Alto Adige ed è la più orientale della Svizzera.
Numerosissimi i riferimenti alla Mumma Veglia, vale a dire Madre Vecchia o Antica, in quella cultura della pietra che nei Grigioni permane in senso etnologico, archeologico e persino etimologico in numerosi toponimi.
In passato quasi ogni villaggio aveva la propria Mumma Veglia alla quale si faceva visita in occasione di determinate festività. Famose anche le pietre poste all’ingresso degli abitati e soprannominate la Vecchia e il Vecchio. La gente aveva un rapporto molto stretto con queste pietre sacre, espressione di una venerazione degli antenati dai molteplici aspetti che comprendeva anche le Pietre dei Bambini, dalle quali le donne ricevevano l’anima dei neonati.
Secondo un’antica credenza uomini, animali e natura sarebbero protetti dagli antenati e, in particolare, l’antica antenata sarebbe una traghettatrice di anime alla quale i defunti giungerebbero dormienti per essere riportati in vita attraverso il parto da una giovane donna del clan.
Una fede arcaica nella rinascita e nella ciclicità naturale ritenuta sostanzialmente femminile, dove l’antenata traghettatrice assume il ruolo di dea creatrice. Ciò conferma come anticamente la discendenza seguisse la linea materna ovvero ciò che viene etnologicamente definito matrilinearità. A tale aspetto vanno aggiunte altre manifestazioni sociali: matrilocalità, esogamia, clan matriarcale e paternità sociale del fratello della madre.
Ma la Mumma Veglia era associata anche all’iniziazione e intronizzazione in primavera ed estate, apparendo in tal caso come dea della terra.
Una divinità grigionese molto nota è Reitia, nota anche come Madrisa, ovvero Mater-Rita: mostra una stretta parentela con un rito di fertilità attraverso l’usanza femminile di scivolare lungo una pietra sacra (come a Oropa). La troviamo spesso abbinata al culto della dea Ana, che nell’evangelizzazione cristiana diventa sant’Anna, la nonna materna (la Vecchia) di Gesù. Reitia diventa invece santa Margherita, raffigurata in associazione a un animale simbolico di stampo precristiano: un drago, a sua volta simbolo di energia sessuale, fecondità e conoscenza (vedi 10.07.2016 Ma lo chiamavan Drago: significato alchemico del drago ed anche 20.07.2016 Draghi, sante e madonne nell’arte figurativa).
Interessantissimo in proposito il saggio Las alps da Müstair in Val Mora scritto in lingua romancia nel 1971 (testo a fronte in tedesco) da Mario Oswald contenuto in Annalas da la Societad Retorumantscha.FDA 2016.07.27 Donne Pietra 002Al confine con il vicino Tirolo troviamo una famosa Roccia dell’Antenata, un masso simile a una vecchia donna seduta: ora in rovina ricorda una nonna che sta raccontando favole ad un gruppo di bambini, rappresentati da piccole pietre che la attorniano.
Nell’usanza popolare la Mumma Veglia era dispensatrice di bambini e loro protettrice, e darle un bacio aveva un significato apotropaico e iniziatico: un arcaico bacio sacro che iniziava un partner maschile al quale la dea della terra compariva sotto forma di vecchia. Attraverso il rituale il partner diventava un eroico re, intronizzato su un trono di pietra attraverso la celebrazione delle Sacre Nozze. Il rituale del bacio sacro sopravvive in varie zone dei Grigioni, ricorrendo in associazione con una società matriarcale, perché il re (con il significato di rappresentante esterno della comunità) viene scelto dalla dea della terra e quindi dalla regina sacra, coadiuvata da donne sacerdotesse.
Chi arriva a Zuoz proveniente da St. Moritz passando per Samedan incontra lungo la via principale la cappella di San Bastiaun, che presenta un’antichissima pietra simile ad un oblungo fonte battesimale: è la Pietra Sacra del villaggio, che con la sua forma di un grembo femminile rappresenta la Mumma Veglia e, non lontano, vi è un antico luogo di ritrovo – detto radura della danza – di quelle che qui chiamavano Donne Sagge e da noi Donne di Conoscenza. Insomma, le cosiddette streghe.
A nord-ovest sopra il villaggio vi è una roccia che la gente chiama il didietro della vecchia: ha la forma di un grembo e vi sgorga un piccolo rivolo d’acqua, localmente detta della vita, che scorre direttamente nel fiume Inn, che qui è associato al drago e alla dea Ana.
Sino alla fine del secolo scorso era viva la tradizione di celebrare numerose danze estive, ed è noto come i giovani malgari, quando si trovavano di fronte alla Mumma Veglia, baciassero la pietra per trarne protezione e, si dice, indicazioni circa il futuro. Una curiosità: in occasione della festa di san Giovanni i giovani spruzzano acqua addosso alle ragazze del paese con pompette di forma fallica.
Poco discosto, in un alpeggio detto Albanas, è presente un insolito raggruppamento di massi: un cerchio ovale costituito da numerose pietre di piccole dimensioni e da una pietra più grande, considerata una specie di trono che offre la visione frontale del Piz Uter, detto Monte Altare, contrapposto al Piz d’Esan, Monte dell’Asino. Il primo, dalla conformazione orizzontale, è considerato il monte femminile, ovvero la dea della terra mentre il secondo, con la sua linea verticale e il suo corno simboleggia l’energia maschile.
Il paesaggio circostante è caratterizzato da una notevole geometria sacrale simile a quella propria di altri luoghi sacri, in particolare attraverso la forma di un triangolo isoscele che simbolicamente richiama il grembo sacro della dea della terra. C’è persino il clitoride: un rilevato presso il vertice.
E torniamo in Valtellina, dove i simboli sono meno evidenti ma altrettanto diffusi. Da segnalare in particolare la cappelletta posta in corrispondenza della Valle dell’Inferno, laterale alla Val Codera tra Valchiavenna e Valtellina propriamente detta, oltre ad alcuni massi guardiani posti a protezione di case o malghe edificate in luoghi dal particolare significato energetico.FDA 2016.07.27 Donne Pietra 007Pietre, stele e menhir, visti come antenati maschili e femminili, costituiscono il residuo di un’antica cosmogonia prettamente femminile con una potente inclinazione al rapporto con la terra, la nascita e la morte vista come l’inizio di una nuova vita. E le vergini nere, spesso simboleggiate da modeste pietre scure, simboleggiano la Grande Madre Universale e la materia nera degli alchimisti, facendoci ritrovare attinenze con i culti di Iside piuttosto che con Cerere, Diana, Astarte.FDA 2016.07.27 Donne Pietra 007A questo punto dovrei concludere con un cenno a barlotto, tregenda (il toponimo di un comune valtellinese è Tresenda, a significare viottolo o transito dal tardo latino tra(n)s-ienda derivato dal classico trans-eunda: passaggio; un passaggio fra mondi?) e festa dei cornuti, ma l’argomento è talmente vasto che vi dedicherò una trattazione a se stante.
Il 16 maggio 2012, infine, si tenne presso la Biblioteca Civica di Bormio l’incontro Briciole di Polenta, incontri sulla storia locale da gustare in biblioteca, che ebbe come temi dee, fate e streghe; luoghi magici e leggende; acqua, pozioni, formule e iniziazione; persecuzioni. Anche di questo parlerò diffusamente appena mi sarà possibile.

Alberto C. Steiner