Germana Grosso, chi era costei?

Cinquantatre anni fa, esattamente il 17 luglio 1963, questa signora torinese inviò una lettera alla Casa Bianca avvertendo che il presidente John Kennedy era in pericolo di vita e indicando persino il nome del vero assassino, non quel Lee Harvey Oswald arrestato e finito con un’improvvida (improvvida?) pallottola, bensì tale Jacob Fulthon Ills.
Naturalmente il suo avvertimento venne preso come il delirio dell’ennesima mitomane, ma dopo il 22 novembre dello stesso anno fu intervistata da tutti i giornali, che la descrissero con l’aria severa mitigata da una dolcezza nei modi e nello sguardo, i capelli raccolti dietro la nuca, un sobrio tailleur nero: insomma, più l’immagine della composta segretaria che della mistica o della pazza invasata.FDA 2016.08.31 Germana Grosso 001La signora Grosso dichiarò di trascorrere le proprie giornate nell’appartamento in Corso Vittorio al 204 in compagnia di extraterrestri che le anticipavano molti accadimenti futuri. In particolare con uno, certo Ithacar dai tratti nordici ed una massa di capelli biondi lunghi fino alla vita, che affermava di vivere sul pianeta Masar e parlava solo a lei comunicando per via telepatica.FDA 2016.08.31 Germana Grosso 002In quegli anni il complotto comunista era materia quotidiana, e non c’era nessun bisogno di scomodare un marziano (erano tutti marziani all’epoca, gli extraterrestri) con il nemico comodamente a disposizione oltre la Cortina di Ferro. Inevitabilmente Ithacar piacque molto: giornali, settimanali popolari e persino il cinegiornale Settimana Incom si sbizzarrirono.
Prima di proseguire ritengo doveroso spezzare una lancia, e anche anche una ford, e già che ci sono spacare botilia a favore di chi veramente canalizza: ci credo, ne ho le prove provate e considero tali canalizzazioni con estremo rispetto. Di solito è gente, assolutamente insospettabile, che non pubblica minchiate su Feisbuc, anzi se ne guarda bene.
Ma ora ritengo altrettanto doveroso trasformarmi in Al Pacino e faccio l’avvocato del diavolo. Tra le fantasie complottiste quella della signora Grosso è certamente fra le più innocue: quando le nostre miserie terrestri appaiono troppo scontate, quando la nostra vita sembra trascinarsi vuota e priva di senso ecco la teoria cospirazionista, cara per esempio a Karl Popper che similmente ad Omero vi vedeva una forma di teismo: “Costui concepiva il potere degli Dei in forma che tutto ciò che accadeva nella pianura anteposta alle mura troiane costituiva unicamente un riflesso delle molteplici cospirazioni tramate nell’Olimpo.”
Bene… l’Olimpo viene sostituito dal pianeta Masar, la signora Grosso diventa Cassandra e il “marziano” altri non è che Ulisse, che oltretutto si chiama Ithacar. Guarda un po’.
Intendiamoci: con questo non intendo affatto liquidare la nostra massaia subalpina come pazza, visionaria, mitomane, frustrata, desiderosa di un istante di attenzione e che, per compensare una vita priva di scopo, non si accontenta di chiedere lumi agli dei ma pretende di sostituirsi a loro nel suo salottino borghese diventato l’Olimpo dove lei indossa i panni della sacerdotessa dispensatrice di oracoli.
Persino Dino Buzzati rimase sedotto dalle vicende della signora. Andò a trovarla e ne ricavò il racconto intitolato La signora ch’è stata sulla Luna pubblicato nel 1965, successivamente compendiato in Cronache Terrestri del 1972: “La raccomandazione fatta a Kennedy quattro mesi prima dell’attentato, per quanto facile e vaga, fu per la signora Germana la prova provata che Ithacar esisteva realmente. Ormai la sua vita si svolgeva su due piani: il primo, banale e monotono, a Torino con il tran-tran dei piccoli eventi familiari; l’altro, sovraumano, negli spazi siderali, con la rivelazione continua di meravigliosi segreti, ignoti anche ai sommi scienziati della terra.”
Viviamo in un Paese mitopoietico, su questo non c’è dubbio, e la nostra Germana aveva sviluppato una trama narrativa cucendo complotto comunista, Roswell e segreti degli Ufo.
Più il disagio è profondo, più l’evento diventa grande e più le fantasie si accendono riempiendo le zone oscure con la luce di improbabili illuminazioni. Si sa, le ombre alimentano la paura, e la paura alimenta il complotto. Può quindi verosimilmente accadere che una signora borghese qualsiasi esorcizzi, nel proprio appartamento, disagi esistenziali veri o presunti imputandoli a scompigli di portata internazionale, sovranazionale, addirittura cosmica: qualcuno, da qualche parte nel mondo, è colpevole. C’è sempre bisogno di un capro espiatorio: comunisti, streghe, untori, clandestini e via enumerando a seconda delle circostanze.
La signora Germana, in particolare, temeva i comunisti cinesi (chissà perché i cinesi e non i russi) e i Negativi, una razza di marziani cattivi che volevano distruggerci e che erano anche responsabili dell’uccisione dell’unico figlio di Ithacar. Insomma, i nonni dei rettiliani.FDA 2016.08.31 Germana Grosso 003Del resto persino il Kaiser Guglielmo II pronunciò al Consiglio di Guerra riunito il 13 febbraio 1918 a Bad Homburg, in uno dei momenti di maggiore tensione della I Guerra Mondiale, questa affermazione: “Esiste una cospirazione mondiale contro la Germania di cui fanno parte i bolscevichi, appoggiati dal presidente Wilson, dall’Internazionale Ebraica e dalla loggia massonica del Grande Oriente.” Si dimenticò però di ricordare gli almeno 30mila ebrei, e gli altrettanti massoni, caduti in combattimento nonché l’appoggio finanziario che i tedeschi avevano dato ai bolscevichi, compreso il finanziamento concesso segretamente appena due mesi prima al loro giornale, La Pravda. La citazione è tratta da Martin Gilbert: La grande storia della Prima Guerra Mondiale, Volume II pagina 482, Mondadori 1998.
Ricordate Orwell? Palla di Neve, il nemico cospiratore che serviva il maiale Napoleone, diventa all’occorenza l’ufo, il massone, l’ebreo, il gesuita, l’esponente del nwo. Il comunista cinese.
Le cronache marziane di Germana oggi fanno tenerezza: sembrano quelle vecchie cartoline scovate in soffitta o su DelCampe, che ci ricordano quell’ascensione alla Capanna Margherita fatta da ragazzi. E la signora non aveva a disposizione Internet, nel cui sterminato spazio virtuale si tessono oggi innumerevoli capitoli del complotto coltivando forme-pensiero magiche, spesso talmente incredibili da apparire tranquillizzanti, apotropaiche.
Dove voglio andare a parare? Come sempre nel solito posto: nel reparto anestesia, nel reparto facciamo finta che. Così è, a mio parere, se vi pare.

Alberto C. Steiner