Autostima, questa sconosciuta

FDA 2018.12.01 AutostimaAccade spesso di leggere post che sono veri inni all’ingiuria, alla contumelia, al disprezzo, alla distanza.
Grondano rabbia e rancore, rivendicando la propria dedizione ad un amore dimostratosi traditore, infingardo, ingrato e, aggettivo oggi molto trendy, narcisista.
Nella maggior parte dei casi si tratta di donne che sparano ad alzo zero contro gli uomini, ma non mancano i casi opposti.
Personalmente trovo questi post fastidiosi, a volte addirittura ignobili perché generalizzano grondando un percolato tossico di rabbia, rancore e potenziale violenza, ammorbando con un puzzo degno della spazzatura bruciata nelle discariche abusive.
E, poiché non intendo intossicarmi, mi guardo bene dal commentare e faccio in modo da evitare, per il futuro, di leggere qualunque cosa scriva l’autrice/tore.
Poiché, si dice, l’oste vende il vino che ha, chi scrive è proprio sicura/o che l’oggetto delle contumelie sia un vero e proprio mostro? O non si tratti, piuttosto, della mancanza di onestà e coraggio, indispensabili per osservarsi dentro, affrontando i propri orrori, le proprie miserie, le proprie meschinità, le proprie ferite?
C’è chi le ferite se le coccola, ma proviamo a pensare a cosa accadrebbe se, invece di colpevolizzare chi si è approfittato di noi, ci ha sfruttati, traditi, abbandonati, provassimo a verificare con la massima obiettività possibile se siamo persone positive.
Significherebbe mutare paradigma, comprendendo che siamo artefici del nostro destino e non vittime sacrificali. C’è un aspetto che molti non considerano: essere incazzati in spe, servizio permanente effettivo, significa consegnare ad altri le chiavi della nostra vita, renderli responsabili delle nostre vicissitudini, del nostro immobilismo, delle nostre malattie.
In realtà è proprio ciò che, spesso, chi si lamenta, desidera: attribuire ad altri la responsabilità dei propri fallimenti non facendo nulla per cambiare lo stato delle cose, arrivando addirittura a casi estremi di violenza fisica, subita, pur di rimanere graniticamente sulle proprie posizioni di vittima. Ovvero, necessariamente, anche tiranno e vampiro energetico.
Vi è da dire che chi si somiglia si piglia, e le persone attirano chi vibra alla stessa frequenza, tanto è vero che se una persona emana una bella energia, diventa piacevole starle accanto, si prova una sensazione di frescura e leggerezza.
Accade invece che certe persone siano autoritarie e dispotiche, manipolatrici e invadenti, incapaci di un dialogo che non sia puntiglio o pervicace affermazione del proprio ego. Chi, salvo un masochista, può auspicare di esserne ammorbato ed oppresso se non chi vibra della stessa vibrazione? Sussiste anche il caso di chi non può evitare la loro vicinanza perché vincolato e senza alternative, per esempio per ragioni economiche, ed è un caso tutt’altro che infrequente in matrimoni o convivenze.
Del resto lo scrisse il Manzoni a proposito di Don Abbondio “Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”, anche se sull’affermazione molto vi sarebbe da eccepire.
Comunque sia, generalmente accade che la percezione di sè in dotazione all’oppresso sia talmente ridotta che egli non riesca neppure a riconoscere di averla creata egli stesso, di vivere in una sorta di profezia che si autoavvera, costantemente alimentata con le peggiori deiezioni dell’animo umano. Ma, esattamente come nel caso di certe malattie, che altro non sono se non somatizzazioni, piuttosto che attuare uno sforzo per uscire da quel loop, si preferisce rimanere vittime, delegando la propria esistenza ad altri, vivendo da vittime in un cupo risuonare di ingiurie, frustrazioni, rancori. Sgradevolissime, almeno per me, da frequentare. Ed infatti non frequento persone del genere, ultimamente non vi ho più a che fare nemmeno limitatamente a certe questioni di lavoro. Fortuna? Anche, ma non solo.
Avete presente entrare in una casa in penombra, accolti dall’odore stantio del fumo di sigaretta che impregna indelebilmente mobili, pareti, tendaggi ed ha creato una patina sui vetri delle finestre? Dopo dieci minuti non si percepisce più l’odore. Che non solo permane, ma noi stessi usciremo da quella casa puzzando di fumo.
Ecco, per quanto mi riguarda non desidero nè entrare in case puzzolenti di fumo nè uscirne, come scrisse un giorno inopinatamente il mio T9, impuzziato.
Preferisco le case luminose, che profumano di erbe, che diano la sensazione di un bel panorama anche quando affacciano all’interno di un cortile.
Concludendo, è solo questione di amor proprio e, a meno che non si intenda perseguire l’insoddisfazione, se si vogliono attrarre persone interessanti, oneste, positive è necessario che la nostra energia sia sintonica con ciò che intendiamo ottenere, esprimendo gioia e buonumore. Provare per credere.

Alberto C. Steiner