Rodano: risorgive, riti ancestrali e concomitanze non casuali

Si è chiusa domenica 22 scorso a Rodano Arte e Natura nel regno dei fontanili, personale di Franco Testa, valente pittore naturalista, noto a livello mondiale per essere stato l’autore dei calendari a tema naturalistico della nota firma cosmetica lodigiana L’Erbolario, assurti nel corso degli anni, ad oggetti di culto e collezione.
La mostra, fra le 133 opere esposte, annoverava ben 45 tavole originali, oltre ad altre 68 opere inedite.Non è un caso che l’evento si sia tenuto a Rodano, minuscolo comune a vocazione agricola sito a Sud-Est di Milano nelle adiacenze della Strada Rivoltana, che si caratterizza per essere parte di un importante ecosistema protetto comprendente boschi, rogge, risorgive e di una particolarissima area naturalistica ricompresa nel Parco Agricolo Sud Milano: le Sorgenti della Muzzetta (Rodano: cervi, daini ed opere idrauliche del XV Secolo in un’oasi ambientale a mezz’ora da Milano – Cesec-CondiVivere, 3 luglio 2018).Ambientazione perfetta, quindi, per l’evocativa arte di Franco Testa, che ha occupato il piano superiore di Casa Gola, parte residua di un ampio complesso rurale a corte chiusa, presumibilmente conventuale, risalente ai primi anni del XV Secolo, ed oggi uno dei più prestigiosi edifici esistenti nell’area della Martesana caratterizzato dalla presenza di pregevoli testimonianze architettoniche e decorative.
Sede dell’Erbario della Flora Padana e provvisto di una biblioteca a sfondo naturalistico, si sviluppa su due piani fuori terra e nell’ampia sala al piano superiore rimangono leggibili tracce di pitture e decorazioni geometriche e naturalistiche. In una nicchia di forma pentagonale richiamante un edificio con il tetto a capanna, è dipinta una gazza.Curiosamente ritroviamo la medesima gazza, resa in forma speculare, nell’abbazia di Morimondo, una delle più suggestive del Nord Italia, la cui costruzione iniziò nel 1182 per concludersi alla fine del XIII Secolo. Fu abbandonata nel 1799 a causa delle orde napoleoniche, ed i monaci vi ritornarono solo nel 1952.Fondata dai cistercensi di S. Bernardo, consolidò propria fortuna attraverso l’opera di bonifica e valorizzazione dei terreni annessi, coltivati con il redditizio sistema delle marcite.
Particolarmente interessanti il dormitorio e la sala lavoro, dove sono state recentemente rinvenute tracce di affreschi denominati “Le parti del mondo”, che propongono la classica visione pre-copernicana.Fra tutte le correnti monastiche sorte a cavallo dell’Anno Mille l’Ordine Cistercense fu quello che conobbe una diffusione straordinaria. Costituito il 21 marzo 1098 dall’Abate Roberto di Molesmes deriva la propria denominazione dal Monastero di Cîteaux, Cistercium in latino, in Borgogna dove si riunì il primo nucleo di monaci.
L’intento consisteva nel ritorno alla puritas regulæ, l’osservanza genuina della Regola di Benedetto, eliminando le sovrastrutture che specialmente in materia rituale vi si erano stratificate ad opera dei Cluniacensi, al fine di tornare all’essenzialità della Regola: Opus Dei, Lectio divina, lavoro manuale.
La formula incontrò notevole favore e nel volgere di pochi decenni sorse un gran numero di fondazioni in ogni regione europea.
Ma il vero protagonista del nuovo movimento monastico fu san Bernardo: giunto nel 1112, 23enne, a Cîteaux, ebbe l’incarico di dare vita a nuovi monasteri. Il più importante fra questi fu quello di Clairvaux, da cui deriva la nostra Chiaravalle, alle porte di Milano, che condivide la denominazione con quelle di Ancona, Fiastra in provincia di Macerata e Chiaravalle della Colomba, ad Alseno in provincia di Piacenza. Questa, situata lungo il tracciato originario della Francigena, è oggi sede di una delle più importanti Domus dei Templari, che nell’anno 2014, a seguito dell’avvicendamento dell’Abate a Chiaravalle Milanese, lasciarono la sede che occupavano al primo piano della foresteria.
Morimondo deriva invece il toponimo dalla francese Marimond.Esaurita questa doverosa premessa veniamo alla gazza: la vulgata ne accredita il simbolo all’abito dei cistercensi, bianco con scapolare nero ma, avverte un saggio in una edificante metafora cristiana: “La nostra mente è simile all’uccello, che raccoglie tutto ciò che scintilla, e non importa quanto diventi scomodo il nostro nido con tutta quella zavorra” aggiungendo: “il diavolo è molto felice quando un’anima esce dalla casa asciutta e prende la pioggia battendo i denti, per il solo motivo che la casa è asciutta.”
Chiarissimo. E infatti una sua visita indica che si sta per incontrare il mondo degli spiriti, specialmente considerando che la gazza vive in corrispondenza di quello che viene ritenuto un portale fra questo ed altri mondi.
Essa costruisce, con fango e ramoscelli, il proprio nido, generalmente ampio e ancorato alla biforcazione di un albero o ad un cespuglio spinoso per garantirne la stabilità. L’antica tradizione annette alla biforcazione del tronco d’albero il significato del portale, ed è altrettanto noto come i rovi siano spesso ritenuti guardiani del regno degli spiriti e delle fate, nonché manifestazione del divino: non dimentichiamo la raffigurazione biblica del rovo ardente.
Il nido della gazza presenta inoltre la particolarità dell’accesso laterale e, almeno per quanto riguarda la nostra tradizione, la credenza celtica tramandata alle nostre Donne di Conoscenza afferma come la gazza conosca un’erba magica: applicata all’entrata del nido tiene lontani gli altri uccelli ed i predatori.
Ho avuto modo di verificare come la credenza sia tuttora viva in Valtellina e nell’Appennino piacentino e parmense, le mie aree di studio, e ricordo come lo fosse quando ero bambino anche presso i miei parenti in Valle Seriana. Quanto all’identità dell’erba, questa varia a seconda delle tre aree e talvolta persino delle località, e non casualmente è ammantata dal segreto quasi quanto il passaggio delle Parole.
Si dice che nella maggior parte delle persone la gazza incuta paura poiché sarebbe di cattivo auspicio. In realtà l’uccello è uno psicopompo, intermediario tra gli esseri umani ed il Mondo Altro, ruolo attestato dalle ali nere.
Secondo la tradizione sciamanica l’uccello possiede inoltre spiccate capacità comunicative, suggerisce di parlare con chiarezza esprimendo le proprie opinioni e di usare il Potere della Parola con creatività per dare forza e vita all’intento. Tanto è vero che viene considerata di buon auspicio per coloro che scrivono o intendono migliorare la capacità di espressione.
L’aspetto indubbiamente elegante del volatile riporta invece alla necessità di esprimere i propri talenti disinvoltamente, senza badare al giudizio altrui ma con naturalezza e non attraverso pose.
Non manca inoltre un riferimento alla mitologia greca, specificatamente alla figura delle Pieridi, le nove figlie di Evippa e di Pierio, re macedone di Emazia: Acalantide, Cencride, Cissa, Cloride, Colimba, Dracontide, Iunce, Nessa e Pipo. La leggenda narra che si recarono sul monte Elicona, sede delle Muse, per sfidarle ad una gara di canto, che persero in ragione dell’insuperabile voce di Calliope. Per punizione vennero quindi trasformate in uccelli.
Nel mito la gazza simboleggia la vanteria ed il chiacchiericcio inutile e insincero. Era per tale ragione sacra a Dioniso, ed a Roma fu associata a Bacco, poiché il vino rende loquaci e indiscreti.
Anche presso i Nativi Americani la gazza occupa un posto di rilievo, con una similitudine con il coyote: nonostante la sua natura scherzosa e sfuggente è considerata dispensatrice di saggezza, una saggezza che però deve essere compresa andando oltre le apparenze ed osservando attentamente le proprie profondità. La sua Medicina è la prudenza, proprio in quanto la gazza è attratta da tutto ciò che luccica, e ciò suggerisce di non farsi ingannare dai luccichii ma di valutare tutti gli aspetti di una questione prima di agire.
Secondo il Feng Shui, infine, che annette alla gazza felicità, gioia e stabilità, collocare una stampa che ritrae due gazze nell’angolo delle relazioni o del lavoro serve a rimuoverne i relativi ostacoli.
Questa simbologia totemica può suggerire che, nella visione animistica che informava la Regola dei primordi, l’operosità dei Cistercensi, unità alla ricerca dell’essenzialità anche liturgica, rese possibile bonifiche, l’impianto delle grange, fattorie monastiche ove risiedevano stabilmente alcuni monaci, e più in generale un impegno agricolo come riflesso di una rinnovata coscienza religiosa: basti pensare al fatto che i monaci accettavano solo il possesso di quei fondi che potevano coltivare colle proprie forze, senza il ricorso di esterni.
Sotto il profilo secolare i Cistercensi si affacciano alla società contestualmente al pieno sviluppo del regime comunale, in molti casi creando proficue sinergie.
Lo stesso concetto architettonico esprime solidità e sobrietà: lo stile si diffuse esprimendo un gotico mistico e rigoroso, estraneo allo sfarzo ridondante del romanico benedettino, probabilmente per la medesima ragione per cui, privilegiando la manualità e la terra, i Cistercensi non diedero soverchia importanza a studi speculativi e filosofici.

Alberto Cazzoli Steiner