Donne che danno la Vita, Donne che danno la Morte

È sufficiente ripercorrere le tappe dal Neolitico ad oggi per appurare come le Donne non solo siano state degradate da sacerdotesse a streghe da ardere sul rogo, ma anche quanto sia tuttora largamente diffuso lo stereotipo che identifica il termine strega con qualcosa di negativo, immondo, peccaminoso, legato a pratiche sataniche.
E va da sè: in ogni donna alberga una strega. Il che è verissimo ma ciò dovrebbe essere considerata una preziosa caratteristica, non un difetto o, peggio, un crimine.Mi si passi la battuta, anche se non lo è: Big Pharma iniziò a colpire nel basso Medioevo e, per evitare inopportune code temporali, innestò il proprio processo denigratorio in quello disgregativo già ampiamente in atto da parte di santaromanaecclesia. Spiego: in quell’epoca inizia a prendere forma ed a svilupparsi quella che oggi è la cosiddetta medicina ufficiale, allora ovviamente comprensiva di rane sulla pancia, sanguisughe, ingestioni di mercurio. Va detto che, a salvaguardia della tradizione, il mercurio continua a costituire una componente fondamentale di molti farmaci, per esempio dei vaccini.
L’industria chimico-farmaceutica come la intendiamo oggi non è ancora comparsa sulla scena, i rimedi sono pertanto ancora affidati a preparati galenici magistrali basati su erbe, bacche, radici, minerali, metalli ma, ed è questa la vera rivoluzione, studi e cure diventano esclusivo appannaggio maschile e tutte quelle donne fino ad allora considerate guaritrici, ostetriche, levatrici inizieranno ad essere percepite come concorrenza.
Saranno denigrate, derise, osteggiate, accusate di ogni nefandezza e l’atteggiamento, inaspritosi agli inizi del XV Secolo, diventerà persecuzione successivamente alla pubblicazione del Malleus Maleficarum.
Allora come oggi trovare un nemico sul quale focalizzare le paure ancestrali, nella logica del divide et impera, funziona sempre.
Ma l’aspetto devastante è che venne attuata una “pulizia etnica dell’anima” che portò a destrutturare il Femminile, instillando nelle donne sensi di colpa, mancanza, inadeguatezza, sporcizia, negligenza, inferiorità. Tutti aspetti che conosciamo e che perdurano ancora oggi.
Lasciamo stare il passato, i movimenti femministi e neo femministi, le celebrazioni che hanno sempre il sapore ipocrita dell’elegia. Parliamo invece dello stato dell’arte: sono le donne, oggi più che mai in questo clima di neo-oscurantismo, a pagare lo scotto della relazione con la società, con il partner, con se stesse, spesso somatizzando il disagio attraverso l’insorgenza di patologie, in particolare legate alla pelle ed all’apparato riproduttivo.
Un’avvertenza, prima di procedere oltre nella lettura: questo scritto non è dedicato a soluzioni per la coppia, bensì ad alcuni capisaldi dell’auto-osservazione femminile, alla presa di coscienza del Lato Oscuro, dell’energia e dei talenti ancestrali che vi sono contenuti.
L’argomento, come un diamante con il quale, a mio avviso, condivide la preziosità, presenta numerose sfaccettature, relativamente ad alcune delle quali ho già scritto.
Poiché non desidero annoiare con inutili ripetizioni, al termine dell’articolo alcuni riferimenti bibliografici consentiranno a chi lo desidera di approfondire l’argomento attraverso una selezione di ciò che ho scritto nel corso degli anni, dal potere della Luna Rossa all’Androgino, dalla Fecondazione della Terra alle implicazioni energetiche del perdono.
Mi occuperò pertanto di quelle facoltà che, non mi stancherò mai di affermarlo, secoli di colpevolizzazione, demonizzazione, misoginia, ottundimento, repressione, sessuofobia, terrore, violenza hanno fatto ritenere fossero lo sconcio frutto di un patto demoniaco.
Ed innumerevoli le donne, come colpite da una particolare forma di Sindrome di Stoccolma, tuttora sembrano godere nel sentirsi sbagliate, nell’affermare che gli uomini hanno ragione, e che bisogna capirli se a volte sono intemperanti, che picchiano perché, in fondo, amano.Inutile negarlo: alla maggior parte degli uomini va bene una gatta morta come Eva, non Lilith, ma fortunatamente molte donne si stanno stancando di rappresentare la casalinga o la segretaria ideale di certe pubblicità da telefoni bianchi, soprattutto in versione revampizzata.
Vediamo quindi perché, nonostante ogni persona desideri vivere un rapporto ideale, non ci riesca ed, anzi, manchi l’obiettivo proprio per l’assenza di consapevolezza degli errori tipici del rapporto convenzionale, quello condannato in partenza al fallimento proprio perché non coincidente con il sentire più profondo, che viene ignorato.
Mentre la coppia si modella secondo ideali di perfezione stabiliti esternamente ad essa: famiglia, chiesa, convenzioni sociali, il rapporto procede all’insegna della chiusura, preferendo sicurezza e stabilità al fluire libero di pulsioni ed emozioni, rifuggendo dall’evoluzione che trasforma.
Interessante notare come fra gli elementi costituenti la coppia si inneschi una sorta di competizione, che non di rado sfocia in una vera lotta di potere per detenere il controllo, dove una permanente conflittualità serve a contendere l’autorità per un fine diventato meramente individuale, egoistico, che vampirizza l’energia di entrambi.
Ciascun elemento della coppia, pur non credendoci, o non credendoci più, fa di tutto per costringere l’altro a corrispondere ad un’immagine ideale comprimendo ogni libera manifestazione dell’istinto.
Tutto è studiato, calcolato, spesso anche le arrabbiature tendenti ad ottenere un vantaggio, e i due contendenti scoprono di essere reciprocamente dipendenti, di perdere interesse alle relazioni esterne se non per mostrare il loro conflitto, fatto di derisione e sarcasmo, piuttosto che una rappresentazione della famiglia ideale.
E paradossalmente, nell’ambito della stessa coppia, i componenti, pur sentendosi soli, frustrati, insoddisfatti, temono l’abbandono.
La necessità di controllare la fa da padrone generando sempre maggiore sfiducia, in se stessi e nell’altro, sovente usato per mettersi in mostra, denigrandolo per sentirsi migliori e più interessanti e spesso rimproverandolo od accusandolo per difetti e mancanze provenienti esclusivamente dallo specchio di chi accusa.,
Entrambi vivono in un permanente stato di insicurezza, nell’angosciosa percezione che qualcosa sia sbagliato ma senza sapere esattamente di cosa si tratti, accompagnata da paura, instabilità, sensi di colpa. Nel frattempo la noia la fa da padrona e ciascuno crea regole, sostanzialmente per perdere tempo dando vita ad una routine priva di qualsiasi creatività e inventiva.Ci siamo: finora la malattia era grave, ma ora finalmente giunge il momento dell’agonia. Compare il risentimento, perché entrambi i partner pensano che la causa delle proprie disgrazie, della frustrazione, delle ragnatele sugli organi sessuali sia da attribuire all’altro.
Inizia l’allontanamento, a volte camuffato da carezze, coccole, maggiore ascolto, addirittura complicità. Anche se alcune persone potrebbero crederlo, non si tratta di sensi di colpa, ma di tecnica del falso obiettivo. Tutto è estremamente calcolato, anche dialoghi, silenzi e mancanza di reazione ad eventuali critiche.
Questa stasi, questa drôle de guerre, sfocia in un epilogo del rapporto basato su regole come in caserma, su scambi condizionati: si dà, premeditatamente, solo se si ha ricevuto. E arriva finalmente Santa Muerte: il conclamato fallimento della relazione, atteso dall’impossibilità di cambiare il corso delle cose e dalla ormai palese svalutazione di sé, dell’altro e di tutto ciò che si è subito insieme.
Risentimenti, disperazione, rabbia, l’affermazione di cose mai dette prima, anzi negate: non te l’ho mai detto in vent’anni, il tuo arrosto fa schifo … come scopi fa cagare … eccetera.
Si tratta di un momento non solo delicato, ma anche potenzialmente pericoloso, perché potrebbero ingenerarsi squilibri psichici tali da indurre soggetti deboli, provati, ipersensibili al suicidio.
A questo punto, se non vi sono controindicazioni, ed in genere vi sono solo sotto il profilo della dipendenza economica, si profila la luce in fondo al tunnel: la separazione.
Che non tutti riescono a trasformare in un’opportunità di crescita, di amare se stessi e la propria integrità, di scoperta dell’autonomia, del proprio spazio sacro e della libertà.
Molti, è anzi purtroppo il caso di dire molte, trascorrono il resto della vita, o una sua buona parte, a recriminare, odiare, il figlio di puttana. E con lui tutti gli uomini.
Naturalmente ho estremizzato, perché la casistica e le relative esemplificazioni avrebbero richiesto che mi dilungassi in ben altro spazio ma, come ho premesso, questo scritto non è dedicato a soluzioni per la coppia, bensì ad alcuni capisaldi dell’auto-osservazione femminile finalizzati alla riscoperta del Sacro Potere ed ai talenti insiti nel Lato Oscuro che, ove sapientemente onorati ed utilizzati, conducono alla creazione ed alla difesa della propria Integrità e del proprio Spazio Sacro.
Dobbiamo comprendere una cosa fondamentale: l’amore ha un solo confine invalicabile, e quel confine si chiama dignità. Soprattutto parlandone al femminile.A volte è opportuna una pausa, per ricordare ciò che ciascuna donna merita, indipendentemente dalle nefandezze vere o presunte che può aver commesso.
Ciascuna donna merita rispetto per se stessa, per esempio non accettando una relazione tossica, dannosa, distruttiva. Rumi affermò che al di là del bene e del male c’è un campo, io mi limito ad una lucciola, minuscola eppure viva, non agevole da individuare anche nelle notti più oscure ma che arriva per mostrare la via, il confine. Sta alla destinataria del messaggio voler vedere o meno quel confine, e decidere se valicarlo o continuare a vivere nel malessere, nel disagio.
Rimanere da sole, per molte, è doloroso e fonte di timori spesso niente affatto ingiustificati, specialmente se vi sono dei figli. Ma si tratta di operare una scelta, ricordando cosa si meriti dopo aver preteso o mendicato amore, e stabilendo se sia meglio trascorrere del tempo, anche molto, a ripartire piuttosto che soffrire dentro un’agonia che ha come unico risultato la perdita dell’autostima. E l’insorgenza di malattie autoimmuni.
Chi perde la dignità perde tutto. a consapevolezza prende all’improvviso, e non è come un filo di seta o cotone che si spezza: è un cavo di acciaio armonico in tensione che, sganciatosi, serpeggia impazzito frustando l’aria con il suo terribile sibilo e tagliando braccia, gambe, teste.
Questo per dire che il confine può essere attraversato, verso la libertà, o si può permettere che venga attraversato, come nell’immagine famosa dei soldati tedeschi che il 1° settembre 1939 abbattono la sbarra di confine con la Polonia.
Se si lascia che il confine venga attraversato, e per un malinteso senso dell’amore accade di soggiacere a qualsiasi calpestamento, è finita. Finito l’orgoglio, finita la dignità. Finito l’amore.
Si, ho scritto orgoglio, quel sentimento considerato sempre con valenza negativa, permanente compagno della mente che mente. No invece, è ora di finirla con questi convincimenti da catechismo inculcati, anche e soprattutto nel mondo della spiritualità cosiddetta alternativa, per non far crescere.
L’orgoglio, proprio perché è uno specialista nell’erigere steccati e nel decorare barriere, sa come fare per evitare una indebita appropriazione di spazi.
Certo, combina danni se lo si lascia a briglia sciolta in ragione della non elevata autostima e se si impedisce alla dignità di intervenire. La dignità, a massima potenza, interviene non solo proteggendo e facendo sentire la spesso inascoltata voce interiore, ma anche non trascurando il rispetto per gli altri alimentando l’autostima per proteggere senza nuocere agli altri.
Una sana modalità tipicamente femminile, una di quelle che un certo universo maschile ha fatto di tutto per lobotomizzare perché è la modalità che impedisce le guerre.
L’autostima costa cara, la dignità, addirittura, non è in vendita e, sorpresa: l’amore non è affatto cieco, ma si propone a cuore aperto ed occhi spalancati.
Pensiamo a quante volte molte donne si sentono perdute per essere state lasciate da una persona che credono di amare ma dalla quale sono solo dipendenti poiché in realtà non le stima, non le merita e non le rispetta.
Persino fra persone di fede cattolica una relazione amorosa non deve avere nulla a che fare con il martirio, con l’annullamento finalizzato alla risoluzione dei problemi dell’altro, al farlo brillare. Di santi e martiri il calendario trabocca, e se non accade che l’amore si costruisca, non unilateralmente, ogni giorno, fra adulti, è insensato attendere il miracolo.
Le donne devono, sottolineo devono, diventare le creatrici di una relazione degna, che valga gli sforzi che compiono, improntata al rispetto reciproco, alla solidarietà, all’esserci dell’altro al di là delle attestazioni verbali.
Una volta atteso questo, il passo successivo, sempre che a questo punto le donne, recuperata l’autostima ed accolto il lato oscuro, abbiano ancora voglia di imbarcarsi in una relazione, è la coppia illuminata, caratterizzata primariamente da maturità affettiva e fiducia, compresa quella che induce a scambiare il pin del bancomat per eventuali emergenze in quel contesto di leggerezza, appagamento, consapevolezza dell’indipendenza reciproca, accettazione senza né gelosia né tentativi di cambiamento, manipolazione, controllo.
In questa coppia entrambi condividono ruoli e responsabilità, rispettando i reciproci spazi ed i bisogni di solitudine.
In questo clima di responsabile apertura il fine è dichiarato identificando gli obiettivi comuni attraverso un’espressione aperta e onesta, ed accettando eventuali scostamenti nel reciproco riconoscimento della libertà dell’altro.
Ciascuno è autosufficiente e indipendente dall’altro e l’amore è portatore di sicurezza, tanto è vero che eventuali relazioni esterne alla coppia, maschili per lei, femminili per lui in caso di coppia eterosessuale, vengono accolte con la massima disponibilità senza che si creino tanto inutili quanto perniciose gelosie per la condivisione esterna di interessi. Il gradiente di individualità, spontaneo e armonico, consente ad entrambi di compiere un percorso evolutivo intessuto da senso di completezza, libertà, felicità. Che permea i partner sia quando sono insieme sia quando sono lontani.
In questa coppia nessuno possiede nessuno, in un clima di libertà, tolleranza e distacco, comune desiderio di esplorare, ma nessuno dei due è il capo-pattuglia.
Fiducia reciproca e armonia per una vita di relazione divertente ed all’insegna della semplicità.La coppia gioca, gioca felicemente con l’Energia Sessuale, scoprendola come mezzo di trasmutazione, portatrice di sicurezza che porta oltre la paura per un aperto confronto con la parte nascosta. Ed eccoci nuovamente all’amico Lato Oscuro, qui scoperto, osservato, affrontato ed accolto attraverso la fusione di anime.
Va da sè che tale fusione porti al riconoscimento del Dio e della Dea, innescando quella reciproca devozione che risveglia ed onora l’essenza divina nell’altro e portando il dono di sé nel piacere di coltivare lo stato di benessere nell’altro. Ciascuno sente che l’altro, parte del Divino, ha trasceso il proprio centro femminile o maschile, fondendo e realizzando l’ideale dell’amore perfetto attraverso l’incontro con l’Androgino, nell’alleanza di due libertà, tra due soggetti che si inchinano l’uno all’altro.E, quando accade una gravidanza, viene consapevolmente vissuta come mezzo per immettere nel mondo un nuovo Dio.
Ed ora che abbiamo raggiunto il crinale possiamo voltarci a considerare la strada percorsa. Ma solo per un istante perché dobbiamo riprendere il cammino per addentrarci nelle modalità, numerose ma non agevoli, che le Donne hanno per riprendersi la consapevolezza, il potere, il sacro e, più specificamente il potere di Madre Terra e quello del Sesso Sacro.
Non è una passeggiata, soprattutto non lo è in un contesto dove viene definito pertinente alla letteratura un brano come quello che segue:
«Io ho un magnetismo: guardo una donna e dopo un attimo sono lì che me la faccio. Una delle scopate più belle degli ultimi tempi è stata all’Hotel Parco dei Principi di Roma. … Mi stavo allenando, arriva una ragazza sudamericana, mi accorgo del suo profumo Chanel, del suo Rolex da quarantamila euro, mi guarda, io guardo lei, dopo due minuti cominciamo a scopare come dei pazzi nel bagno dell’hotel. Questo sono io. Basta uno sguardo e via.»
Il brano è tratto dal capitolo Fighe del libro Non mi avete fatto niente di Fabrizio Corona, edito da Mondadori nel febbraio 2019 e volentieri lascio a chi legge l’eventuale giudizio in termini di stile. E non mi riferisco a quello cosiddetto letterario, a me è bastato quello evocato dagli accenni al profumo Chanel ed al Rolex da 40mila euro.
Malauguratamente alle Donne di Conoscenza tocca una missione difficilissima, degna dei più esperti Commandos: uscire indenni dal campo disseminato di trappole esplosive del mercimonio femminile in senso televisivo, pubblicitario, alimentare, tessile e via sprofondando, nel quale innumerevoli altre donne si immolano invece a frotte, felici di realizzarsi come i musulmani che si fanno saltare in aria per raggiungere il paradiso con le 72 vergini.
Ma la missione, pur impegnativa, non si conclude qui: le Donne di Conoscenza devono anche riportare a casa l’urna contenente il Potere Femminile, il canopio che conserva l’alito divino del Sesso Sacro, la Borsa di Medicina e, parte forse più difficile, quanto necessario a far sì che l’uomo diventi Uomo, permeato dal soffio della Dea e del Dio e quindi Donna e Uomo. E, conseguentemente, la donna diventi Donna, permeata dal soffio del Dio e della Dea e quindi Uomo e Donna.
Ma attenzione a non cadere nel tranello del Vecchio Testamento, in particolare della Genesi 1, 26-28:
«E Dio disse: Orsù, facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra.
Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò.»
La chiave di lettura, certamente non mia ma di fior di studiosi, è proprio in quel “lo” creò seguito da “maschio e femmina ‘li‘ creò”. La sintesi dell’Androgino, dell’Uomo che deve diventare Donna per essere ancora più Uomo, e della Donna che deve assumere il sembiante maschile per penetrare l’essenza del Femminile.
Il bello, anzi il tragico, è che tutto questo dovrebbe avvenire in un non-paese di drogati televisivi da isole di più o meno famosi, nel quale molti credono che lasciar annegare qualche centinaio di disperati a bordo di una bagnarola migliori la loro vita, in cui ci si fa beffe della cultura e migliaia di persone credono che la terra sia piatta, e dove c’è gente che non compra il pane se il fornaio non ha il free wi-fi.
Osservando questo non-paese percorso da non-persone, e lo affermo senza critica o giudizio ma come semplice enunciazione, sorgono alcune riflessioni proprio in ordine a percorsi di meditazione, apertura, consapevolezza, spiritualità sempre più sviluppatisi nell’ultimo cinquantennio, all’insegna delle solite parole d’ordine, dei soliti mantra, dei soliti abbracci di luce, della mentechemente, delle fiamme gemelle, del siamo tutti uno, del lasciare andare l’ego e namastè. Perepepè, a lei e signora!
“Tutti Uno e cazzate annesse” esordì una cara amica mentre si discuteva proprio della spiritualità on-demand, del mercato delle indulgenze costituito dai ritiri sciamanici da week-end, da consacrazioni nel bosco sulle note del Ballo dell’Ecate è qua-qua-qua: “Mi pare che la spiritualità modaiola sia un apripista per la globalizzazione e lo sradicamento, con le sue idee di siamo tutti uno, tutti cittadini del mondo. E siccome siamo stati qualsiasi cosa nelle vite passate non possiamo giudicare chi delinque ora. Il siamo tutti Uno come grossa cazzata assolutoria. Che puttanate.
E infatti vedi un po’ il mondo come va: il colpevole la spunta sempre, non c’è mai giustizia e non ci si rende conto dei condizionamenti planetari che influenzano pure la spiritualità: siamo sotto un cielo patriarcale, fortunatamente non ancora per molto, spero, e sento dire in giro, e mi riferisco al mondo della meditazione e della spiritualità, delle nuove religioni, che l’uomo che comanda rappresenta l’ordine naturale. Mi vengono i capelli dritti.
Naturalmente dico come la penso e mi attiro ostilità come se in chiesa affermassi che lo spirito santo non esiste.
Ma tu pensa come hanno lavorato di fino quelli che hanno importato meditazione, spiritualità, filosofie orientali contrabbandandole come utili al risveglio, al conseguimento della libertà, parola magica buona per tutte le stagioni.
E invece hanno propagandato un piano diabolico, tendente proprio al contrario: a favorire la tossicodipendenza, non solo della mente, la non assunzione di responsabilità, la non crescita.
E, come affermi sempre tu parlando di Osho burattino creato dai Servizi, con la complicità congiunta di Cia, Kgb ed altri per schedare le schegge impazzite, irregimentarle, rinchiuderle e addestrarle a credere di essere libere ma in realtà a diventare alfieri del conformismo dell’anticonformismo.”In quanto depositaria del segreto della Vita e della Morte sulla Donna incombe effettivamente il compito di trasformare se stessa in una Persona originale, una di quelle che danno fastidio alla società.
Si, esattamente in una rompicoglioni non manipolabile, che cerchi di vivere la propria vita non secondo schemi bensì secondo la propria visione. E se ciò dovesse dare fastidio, amen.
Beninteso: dopo aver affrontato il Lato Oscuro, averne colto l’essenza, aver iniziato ad amarlo e conseguentemente ad amarsi. Non un istante prima, e non per finta, perché altrimenti siamo qui a parlare del nulla, a pettinare le uova.
In questo mondo materialista costruito su competizione, egoismo, sfruttamento, furto, dove ogni cosa è accuratamente progettata per impedire alla coscienza di svilupparsi, perchè la coscienza disturba, è ingovernabile, non bela, accade il miracolo: la Donna che lavora su se stessa si sente improvvisamente leggera, bambina, percorsa da una corrente energetica che lascia la testa libera, fresca, e porta verso il basso, verso la Terra, verso il radicamento. Cosciente e pronta ad ogni cambiamento senza più attaccamenti verso l’esterno. Assume con naturalezza una posizione eretta nella consapevolezza, umile come tutte le cose grandi, di una morale vera, interiore, profonda, agli antipodi di quella morale che tende a mantenere il mondo immoto, su fondamenta in realtà amorali.
E si sente vibrare di una vibrazione che inizialmente, in quanto fenomeno sconosciuto, disturba, infastidisce. Ma che porta ad un cambiamento: fa allontanare tutte le persone e le relazioni che precedentemente frequentava, obtorto collo ma nel convincimento di non avere alternative, pur sentendosi distante, a disagio.
E contemporaneamente, mentre lo stesso genere di persone non si avvicina più, non viene anzi neppure percepito, si avvicinano, si incontrano persone diverse, luminose, sorridenti, in sintonia, con le quali è bello scambiare sensazioni ed emozioni, condividere la parola restando in silenzio in un dialogo di voci interiori che portano beatitudine e appagamento.
Detto in altri termini: tutto questo porta a quello che chiamiamo stato di grazia.
Come arrivarci? I modi possono essere diversi, io ne apprezzo uno in particolare per la sua efficacia: consiste nel non reprimere la fisicità fingendo di sublimarla e illudendosi di trascenderla. Chi non è una mistica per talento naturale o per decenni di lavoro, e le due cose non si elidono affatto a vicenda, non trascenderà un bel niente, metterà solamente una bella barriera fra lei ed il suo opposto complementare. Fra lei e il mondo.
Ed a chi afferma di stare bene così non sarò certo io a dire se sia giusto o sbagliato, ma rispetterò anzi quella autoillusione. Perché significa che questa persona ne ha bisogno, non fa nulla se nel contempo sia vittima di somatizzazioni anche gravi: sono esattamente ciò che desidera, è ciò che le serve per procedere, comprendere, difendersi da aggressioni vere o presunte, compiere passi in avanti. O gratificare il suo ego, magari giungendo a morire. Trovatemi per l’ego una gratificazione migliore del martirio.
La prima parte si conclude qui. Nella successiva affronterò l’aspetto materiale, o ritualistico se così preferiamo definirlo, mediante la rappresentazione delle tecniche, a partire da quelle di respirazione. Grazie per avere letto, e spero apprezzato, sin qui.

Alberto Cazzoli Steiner

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Un rituale arcaico: la Fecondazione della terra (in Ho trovato più nei boschi che nei libri – 21.08.2018)
Consapevolezze 1: Dio è nato Donna? – 06.09.2015
Io non ti merito – 06.09.2015
Riconosciamoci compagni di viaggio – 22.01.2016
Il clitoride, questo demoniaco capezzolo – 24.02.2016
Donne, non mentiamoci da sole (di Eudaimonia) – 09.03.2016
Fanno presto a parlare di perdono. Gli altri – 15.07.2016
Per altri riferimenti consultare l’archivio di questo blog: La Fucina dell’Anima.