Melusina e le mura veronesi

Il legame è labile, anzi inesistente ma, ritenendo probabilmente stucchevole rappresentare “The Most Excellent and Lamentable Tragedy of Romeo and Juliet” di Guglielmo Crollalanza, l’associazione Ape Musicale ha preferito mettere in scena una gradevolissima versione recitata e danzata della fiaba di probabile origine celtica Melusina, accompagnata in sottofondo dalle note di Das Märchen von der schönen Melusine di Felix Mendelssohn Bartholdy, ascoltabile qui: https://www.youtube.com/watch?v=7qi_Tii1sFM.Interpreti bambine e bambini della scuola primaria dell’Istituto Canossiane di Brescia, dove ha avuto luogo ieri sera la rappresentazione, prosecuzione di un’ideale staffetta iniziata alle ore 17:30 presso la Sala degli Accademici di Palazzo Erbisti, a Verona, con la presentazione del volume Le mura di Verona: storia di un capolavoro d’arte militare.Edito dalla trevigiana Chartesia con la collaborazione dell’Ufficio Unesco e della Biblioteca Civica del Comune di Verona, è stato pubblicato grazie al sostegno della Cassa Padana di Leno, minuscolo ma attivissimo istituto di Credito Cooperativo della provincia bresciana, non nuovo ad iniziative culturali tra le quali, degne di menzione, la ricerca archeologica sull’antico monastero benedettino di Leno ed il recupero della Cripta di San Benedetto al Monte a Verona.
«Da dove credi dunque che vengano le Melusine delle campagne, dei boschi, delle valli, delle vecchie montagne? … Vengono dai piccoli pertugi neri del tronco preistorico e secco … di alberi antichi stanchi strampalati (che) si rinchiudono neri … e allora dalle radici dei fossi escono le Melusine.» scrisse Dino Buzzati in Poema a Fumetti, celebrando la leggendaria figura medioevale della fata acquatica con la doppia coda di pesce o di serpente.
Delle innumerevoli versioni divulgate, l’Ape Musicale ha scelto di rappresentarne una delle due veneziane, quella che narra la vicenda del pescatore Orio che cattura la bellissima sirena Melusina.
Sboccia l’amore e Melusina, rinunciando alla sua natura di pesce, va a vivere a casa di Orio, imponendo però una condizione: fino alla data del matrimonio, Orio dovrà rimanere lontano da casa nella notte tra sabato e domenica. Orio acconsente per alcune settimane fino a quando, incuriosito e geloso, rompe il patto.
Giunto a casa trova un mostruoso serpente. Sta per ucciderlo quando la bestia si rivela essere Melusina, vittima di un maleficio che può essere rotto solo con l’amore e il matrimonio.
Orio e Melusina si sposano ed hanno tre figli. Vivono felici fino a quando, un brutto giorno, Melusina si ammala e muore.
Orio, nascondendo il dolore per la perdita dell’amatissima Melusina (e qui l’interpretazione danzata dei bambini è stupenda per resa scenica e tenerezza) esce ogni giorno a pesca, stupendosi nel trovare, al proprio ritorno, figli e casa in perfetto ordine.
Ma un giorno, rincasato prima del previsto a causa di una tempesta, trova una serpe in cucina e, terrorizzato all’idea che possa fare del male ai bambini, la uccide.
Da quel giorno, al suo ritorno dalla pesca, Orio trova sempre la casa in disordine e comprende che la serpe altri non era che la natura animale dell’amata Melusina, sopravvissuta alla morte e che lui aveva ucciso, perdendola per sempre.Il libro Le mura di Verona: storia di un capolavoro d’arte militare ci illustra invece, con dovizia di testo e immagini, cosa sia rimasto delle mura imperiali di Gallieno spiegandoci perché dopo la morte di Cangrande della Scala Verona subì il “guasto”, ossia la demolizione per circa un chilometro di tutto ciò che si trovava fuori dalle mura.
Le cinte murarie ed i forti della città scaligera si snodano attraverso duemila anni di architettura militare, lungo un percorso di oltre 9 chilometri che copre un vero e proprio museo a cielo aperto esteso per 100 ettari.
Il libro, curato dall’architetto Manuela Zorzi, storica dell’architettura e assistente allo Iuav di Venezia, ci accompagna con un itinerario che tra il centro e Veronetta si spinge fino alle Torricelle lungo il cammino delle cinte romane, ezzeliniane, scaligere, viscontee, veneziane ed infine austriache, dall’Adige alle prime porte di accesso.
Il viaggio si conclude alle porte: per prima la Iovia, l’odierna Borsari, risalente al I Secolo d.C. ed ancora oggi maestosa, che costuituiva il principale ingresso cittadino e dalla quale si snodava il percorso urbano della via Postumia, la fondamentale arteria che univa il Tirreno con l’Adriatico.E poi Leoni, Nuova, San Zeno, Palio e via enumerando fino alla Rondella delle Boccare, a Borgo Trento, mirabile esempio di ingegneria militare veneziana oggi inglobato nell’area dell’istituto tecnico Marco Polo.

ACS