Non aspettare che sia un altro a fare il primo passo

L’intento di questa breve nota è quello di essere utile, in questo momento suscettibile di apportare notevoli cambiamenti, per indirizzare il percorso di crescita consapevole.
In ogni tradizione ritroviamo azioni, oggetti o fenomeni ai quali è attribuita la capacità di connettere alle manifestazioni di un Grande Spirito, un Dio, un’Entità capace di fornire, previa opportuna interrogazione cerimoniale, risposte a domande esistenziali e pratiche.
I segnali di fumo costituiscono un linguaggio sacro trasversale, comune alla tradizione Pellerossa1, consegnata alla notorietà anche dalla fumettistica e dai film western, e ad altre lontane fra loro nel tempo e nello spazio.
Il fumo, originato da un fuoco di legna secca e umida le cui volute sono regolate dall’ondeggiare di una coperta, parla il linguaggio del mistero, del cielo dove volteggiano falchi e aquile,
La tradizione dei segnali di fumo mi riporta ai numerosi segni che ci pervengono in questi giorni particolarissimi nella storia dell’umanità. Per coglierli non è necessario essere sciamani, monaci tibetani o avere praticato meditazione trascendentale: è sufficiente aprirsi all’ascolto ed all’osservazione di segnali anche minimi, di sfumature colte in uno stormire di foglie, nell’odore dell’aria, nella camminata dei passanti e nel loro modo di comunicare non verbalmente.
Attraverso semplici deduzioni possiamo comprendere molto del mondo che ci circonda ed oggi, in particolare, il fatto che molti esseri umani hanno smarrito, come affermerebbe uno sciamano Pellerossa, la fiducia nel Grande Mistero e nel Campo dell’Abbondanza e, pur abbisognando di essere collegati con qualcosa o qualcuno che ritengono importante, fondano tale bisogno sulla paura che i loro talenti siano inferiori a quelli altrui.
Detto in altri termini stiamo parlando di autostima e di trepidazione di non essere accolti, di essere respinti e, poiché tutto è redimibile alla paura di morire, di non avere cibo a sufficienza. Da tale stato d’animo possono scaturire saccheggi e violenze.
Ma tu chiamale, se vuoi, vibrazioni: gli umani che si fanno del male tra loro sono quelli assillati dall’ansia della scarsezza e, conseguentemente, da quella di essere depredati o defraudati da altri loro simili che vibrano alla medesima frequenza.
Non sta a me stabilire se si tratti di vibrazioni basse, come sentenzierebbe con la sicumera che lo contraddistingue qualsiasi guru della patata lessa, inevitabilmente invitando a trascendere il corpo per pervenire a frequenze più elevate. Per me sono vibrazioni e basta, fisicamente rilevabili, misurabili in Hertz e compendiabili in un determinato comparto frequenziale, all’interno del quale risuonano con altre consimili.
Considerando inoltre la materia della quale è costituito il corpo umano e ammettendo uno spazio convenzionale di un metro2 tra un corpo e l’altro possiamo altresì calcolare resistenza e, avendo acquisito i parametri della corrente elettrica generata dal corpo umano3, anche la reattanza determinata dai campi elettrici e magnetici che si oppongono.
Questo per dire, al di là di queste sottigliezze attinenti all’ambito della fisica, che chi muta il proprio ambito frequenziale incontrerà simili che vibreranno con la nuova frequenza, tutto qui.
Abbandoniamo questa sorta di premessa teorica per passare alla pratica: come possiamo migliorare il nostro status affinché, una volta usciti dalla forzata immobilità dell’emergenza, la nostra vita possa svolgersi all’insegna di un miglioramento strutturale?
Anzitutto dichiarandosi disposti, con la massima imparzialità, a divenire esploratori del nostro mondo senza condividere con altri le nostre sensazioni ma esaminandole sempre più profondamente scartando, e scartando ancora, sino a pervenire alla frugalità, all’essenza, perché il nostro domani ci viene incontro solo se e quando cerchiamo la forza nella verità nel nostro oggi.
In tutto questo uno degli aspetti interessanti è che sia chi si fa pioniere di un nuovo sentiero per se stesso, sia chi lo fa affinché anche altri possano in seguito percorrerlo, sente prorompere dentro di sé il flusso energetico di una consapevolezza nuova, e ciò lo rende troppo sazio e indaffarato per permettersi di lasciarsi ferire da individui che affermano, per invidia o frustrazione, di essere qualcuno che non sono. Allo stesso modo non ingiuria, discute, insulta, serba il rancore tignoso di un ego ferito.
Stiamo parlando, è ovvio, della presenza di un chiaro intento, che porta, per usare ancora un termine caro ai Pellerossa, a “camminare le proprie parole”, soprattutto quando l’obiettivo della vita è diventato confuso ed i segnali che vengono inviati agli altri richiamano sull’emittente attenzioni non desiderate.
La soluzione consiste nell’osservare ciò che viene mandato fuori, emesso, rilasciato, per correggere il tiro al fine di attrarre soltanto il tipo di eserienze e di persone che si desiderano all’interno del proprio Spazio Sacro.
Ciò significa rimuovere, allontanare, cessare abitudini e frequentazioni che ci portano soltanto negatività, nocumento, fastidio, pesantezza.
La chiarezza d’intento è fondamentale: se difetta la direzione o non si hanno le idee chiare è impossibile ottenere aiuto dalla nostra parte ancestrale connessa all’energia universale.
Il consiglio è fermarsi, non indulgere ad attività palliative, entrare fino in fondo nei dubbi, nel dolore, nelle frustrazioni, nei dogmi che costituiscono le scorie poiché la disgregazione di quello che chiamo tappo faccia finalmente affiorare i talenti ancestrali insiti nel nostro Lato Oscuro, il cui riconoscimento ed accoglimento, traendo vantaggio dal Potere dell’intento ed accelerando sensibilmente il processo di crescita.
Avete presente un marsupio? Nella nostra accezione è quello strumento che serve per trasportare i bambini piccoli.
Ecco, chi intende darsi una mossa, uscire dal pantano, deve comportarsi come un genitore responsabile che sta trasportando nel marsupio il proprio bambino, cioè se stesso ed il proprio futuro, del quale è necessario rispondere ora, se si desidera influenzarlo, attivando il proprio lato Guerriero, quello che già possiede il coraggio necessario per il cambiamento.
Le risposte devono essere trovate da soli, grazie al proprio impegno ed alla propria creatività, pronunciando la propria Verità senza rimanere fermi ad aspettare che sia qualcun altro a fare il primo passo.
Le frasi non ci riuscirò mai o non ce la posso fare non hanno diritto di cittadinanza poiché ogni essere umano possiede la capacità di promuovere la propria crescita e naturalmente, secondo l’aurea regola del libero arbitrio, di tale facoltà fa, sotto la propria responsabilità, ciò che gli pare.
Agire in modo responsabile e consapevole significa, inoltre, sentire dentro di sé l’energia del Fuoco, uno dei quattro elementi fondamentali e, poiché la spontaneità e la qualità della vita dipendono dalla relazione che si ha con tale elemento, viene chiesto di riconoscerlo, assumendo la capacità ed il desiderio di vivere all’insegna dell’avventura e dell’eccitazione, della disponibilità e dell’intento di donare a se stessi gioia e piacere.
Non dimentichiamo che l’energia del Fuoco deriva dalla fisicità passionale, dalla connessione con Madre Terra.
Chi agirà in questo modo perverrà al rafforzamento della direzione attuale e, attraverso una rinnovata capacità di entrare nel silenzio, al dipanarsi delle nuove direzioni attraverso la visione creata dalla verità, vale a dire il desiderio del cuore di camminare nella Bellezza.
Buona rinascita.

Alberto Cazzoli Steiner

NOTE
1 – Preferisco Pellirossa allo stucchevole Nativi Americani perché, come mi fece notare uno sciamano della tradizione Navajo, anche chi è nato a New York nel 1992 è, a rigore, un nativo americano.
2 – un metro come stabilito dalle norme per arginare il virus Corona.
3 – 124 V testati all’Università di Buffalo sperimentando un caricabatteria azionato dal movimento del braccio