Vanità, decisamente il mio peccato preferito

FDA 20191111 Avvdiav 001Ho affrontato spesso l’argomento, uno dei mei preferiti perché so quanto sia lungo e tormentato il percorso verso la consapevolezza di sè, e considero un dovere sociale il contrasto e, all’occorrenza, lo sputtanamento non solo di guru, illuminati, maestri farlocchi, ma anche della pratica della spiritualità prêt-à-porter, quella del tutto e subito, dell’iniziazione, dell’illuminazione in un fine settimana.
Quella dell’ayahuasca, del buonismo ad ogni costo, dell’essere zen, della mentechemente, della lobotomia, del lasciar andare l’ego a meno che non si sia un guru, degli abbracci, delle manine, dei guerrieri di luce e della restante paccottiglia.
Ed è per questa ragione che oggi condivido i pensieri vergati di getto da Maria Rita Falco:
«È il suo tempo questo, si.
Mi sa che forse forse è proprio così. In ogni campo, in ogni aspetto, in ogni anfratto di società … e non parlo certo del diavoletto con le cornine sulla testa no … stupidaggini.
Parlo di una Potenza ed Energia che si è infiltrata vestendosi di bene, di tecnologia … e di spiritualità.
Si, la spiritualità dell’usa e getta. La spiritualità da quattro soldi da fine settimana.
E tutti per magia vedono, tutti sanno.
Tutti illuminati…
Un proliferare di scritti e sapienza … farlocca.
Scritture partorite da certi tipi con vite anonime, ai quali non daresti due euro ma, che qui diventano e si improvvisano potenti.
E la vera Verità c’è … ma lavora con timidezza.
La Verità ha pudore e cautela e molto spesso passa inosservata in questo mare di menzogne.
Se il Male ha una forma … ha la forma delle parole a taglio dolce ma che lasciano nelle anime un devastante disagio e molta confusione.
Diventate astuti e ragionate se non volete cascare nella trappola …
Ma … si … forse è proprio questo il suo Tempo.
Tic tac
Tic tac … »
Niente affatto casualmente l’autrice abbina, allo scritto soprastante, questo link: https://www.youtube.com/watch?v=qsYbHXjXDnY, che propone il monologo finale dedicato da Al Pacino, padre e diavolo, a Keanu Reeves, figlio ed ambizioso avvocato, nel film L’avvocato del Diavolo girato nel 1997 ma attualissimo.
«La vanità è decisamente il mio peccato preferito. Kevin, è elementare: la vanità è l’oppiaceo più naturale.»
Apoteosi, apice di quella pellicola, attimo sublime in cui regista, autore dei testi e sceneggiatore sono stati geniali, spingendosi ben oltre il banale confine della moralità, quella che avviluppa di mieloso perbenismo il mondo newage della spiritualità al caviale, dello sciamanesimo da tamurriata nei boschi.
Un lampo di vera illuminazione, questa si, ottimamente interpretata da Al Pacino feroce, roboante e teatrale, in magistrale sintonia con il doppiaggio di Giancarlo Giannini.
Entrambi non interpretano Satana, entrambi sono Satana, in una reale raffigurazione del Giano bifronte.
«Voglio che tu sia te stesso.
Lasciatelo dire: il senso di colpa è come un sacco pieno di mattoni, non devi fare altro che scaricarlo! Perché ti accolli tutti quei mattoni?
Dio… non è così? Voglio darti una piccola informazione confidenziale a proposito di Dio. A lui piace guardare: è un guardone giocherellone! Lui dà all’uomo gli istinti, concede questo straordinario dono, poi che fa?
Ti assicuro che lo fa per il suo puro divertimento, per farsi il suo cosmico spot pubblicitario … fissa le regole in contraddizione: guarda, ma non toccare! tocca, ma non gustare! gusta, ma non inghiottire!»
Esattamente in sintonia con la dicotomica moralità benpensante di certa spiritualità, i cui adepti si sentono liberi, ma in realtà hanno sostituito un padrone con un altro.
Perché sono esseri che hanno bisogno di un padrone, hanno bisogno di dipendere, hanno bisogno di attribuire ad altri le ragioni della loro nullità.
Ed infatti il monologo prosegue: «E mentre tu saltelli da un piede all’altro, lui che fa? Se ne sta lì a sbellicarsi dalle matte risate, perché è un moralista! è un gran sadico! è un padrone assenteista, ecco cosa è! e uno dovrebbe adorarlo? No, mai!»
Keanu Reeves / Kevin ribatte, piccato e saccente esattamente come i frequentatori di centri di meditazione allorché si esprimono con sferzante disprezzo e giudizio quando accennano ai “normali”, ovvero a coloro che non hanno accesso al bene supremo della loro setta: «Meglio regnare all’Inferno, che servire in Paradiso: non è così?»
«Perché no?» replica Al Pacino / Satana, specificando: «Io sto qui col naso ficcato nella terra e ci sto fin dall’inizio dei tempi. Ho coltivato ogni sensazione che l’uomo è stato creato per provare. A me interessava quello che l’uomo desiderava e non l’ho mai giudicato.
E sai perché? Perché io non l’ho mai rifiutato, nonostante le sue maledette imperfezioni. Io sono un fanatico dell’uomo, sono un umanista! Sono probabilmente l’ultimo degli umanisti!E chi, sano di mente, potrà mai negare che il XX secolo è stato interamente mio?»
Il fato, chiamiamolo così, ha voluto che mentre visionassi il filmato, nella colonna delle proposte di Youtube mi comparisse il finale di un altro magistrale film, Codice d’Onore, https://www.youtube.com/watch?v=lNPh4NjANBI che qui cito guarda caso per il monologo del colonnello dei Marines Nathan Jessep / Jack Nicholson, rivolto a Tom Cruise che veste i panni di un avvocato della Marina degli Stati Uniti:
«Tu non puoi reggere la verità. Figliolo, viviamo in un mondo pieno di muri e quei muri devono essere sorvegliati da uomini col fucile.
Chi fa questo lavoro, tu? O forse lei, tenente Weinberg?
Io ho responsabilità più grandi di quello che voi possiate mai intuire. Voi piangete per Santiago e maledite i marines.
Potete permettervi questo lusso. Vi permettete il lusso di non sapere quello che so io: che la morte di Santiago, nella sua tragicità, probabilmente ha salvato delle vite.
E la mia stessa esistenza, sebbene grottesca e incomprensibile ai vostri occhi, salva delle vite.
Voi non volete la verità perché nei vostri desideri più profondi, che in verità non si nominano, voi mi volete su quel muro! Io vi servo in cima a quel muro!
Noi usiamo parole come onore, codice, fedeltà. Usiamo queste parole come spina dorsale di una vita spesa per difendere qualcosa.
Per voi non sono altro che una barzelletta, ed io non ho né il tempo né la voglia di venire qui a spiegare me stesso a un uomo che passa la sua vita a dormire sotto la coperta di quella libertà che io gli fornisco, e poi contesta il modo in cui gliela fornisco!
Preferirei che mi dicesse: la ringrazio, e se ne andasse per la sua strada. Altrimenti gli suggerirei di prendere un fucile e di mettersi di sentinella.
In un modo o nell’altro io me ne sbatto altamente di quelli che lei ritiene siano i suoi diritti.»
Questo è quanto. Namastè.

Alberto Cazzoli Steiner