Der Guru und sein Arschkriecher

Parafrasando Dürrenmatt: invece che il giudice e il suo boia, il guru e il suo leccaculo.
Eccone un altro, nella fattispecie un’altra. Niente nomi, non tanto perché non desidero impegolarmi in una tenzone giudiziaria che, se avessi ego a palla e tempo da perdere, denaro da buttare ed un avvocato della cui stima non mi importa un fico, potrebbe anche divertirmi, bensì perché Facebook, che sta sempre più palesando le ragioni per cui venne creato, è ormai terra prediletta di infami, ancorché guru, senza spina dorsale, che scelgono l’anonimato per farti bloccare l’account. Tanto, chi deve capire sicuramente leggerà, o per lei leggerà di sfroso qualche ruffiano incaricato.
Il concetto è sempre quello: scrivono due libercoli, nella fattispecie contro dio e la religione, e si credono contemporaneamente diventati Dio e Voltaire. Del resto lo disse, Al Pacino, ne L’avvocato del Diavolo: “La vanità, il mio peccato preferito!”FDA 2018.05.14 Der Guru und sein 001Devo dire che il mio ego se la gode un mondo nel constatare che “nonostante tutte le botte che ho preso ho sempre una bella cera”, nel senso che sento gli accadimenti preliminarmente al loro verificarsi.
Purtroppo accade anche in circostanze non felici come quando, da qualche tempo, ogni volta che incrociavo un vicino di casa ne percepivo le fattezze come quelle di un teschio e la figura come quella di un morto che deambulava senza un senso. Alcune settimane fa è morto mentre, alle tre di notte, in ambulanza veniva trasportato in ospedale a causa di un blocco respiratorio.
Pensandoci bene anche la guru, secca secca, sorriso costruito in laboratorio e faccia che tutto sommato non è lontana da quella di un vecchio teschio con gli occhiali, non mi sembra che se la passi molto bene…
Ed erano per l’appunto alcuni giorni che provavo un senso di fastidio ogni volta che mi veniva proposta la sua pagina, che cassavo senza nè leggere nè commentare, anche perché erano sempre le solite menate sul concetto di non-dio e sulle nefandezze della chiesa cattolica, puntigliosamente argomentate, disquisite, chiosate e cinguettate da un consesso di parastudiosi, “molto noti, soprattutto fra loro” (inevitabile la citazione da Fortebraccio) ed evidentemente provvisti di buon tempo vista la lunghezza delle loro dotte esibizioni nel campo dell’agone. Che è anche un pesce d’acqua dolce: a Montisola, sul Sebino, è tradizione appenderne al sole per ottenerne una croccante essiccazione.
Nel pomeriggio di alcuni giorni fa, in un istante di pausa dal lavoro, mi gira di leggere un post e quindi vergare un breve commento, al quale un palafreniere della guru replica chiosando sul mio cognome. Nulla di nuovo: numerosi ignoranti dell’esoterismo, appena pervenuti a malapena a conoscenza di Rudolf (che, non mi stancherò mai di dirlo, non è un mio avo) si divertono con il mio cognome come consentitogli dalle loro facoltà intellettive a basso numero di ottani.
Chiunque può lasciarsi maltrattare come crede, per quanto mi riguarda ho pochi punti fermi: uno di questi è il mio nome, che ritengo parte della mia essenza e sul quale non permetto, tantomeno ad uno sconosciuto, di fare dell’ironia.
Ho quindi replicato al palafreniere nel modo che mi pareva più consono e, pochi istanti dopo, mi perviene un commento della nientepopò (non dite che non l’avevo premesso: se è secca come un chiodo…) nientepopodiimene che la guru in persona, l’ineffabile studiosa che con un suo dotto sodale dall’aria dimessa conciona, anche televisivamente, di religiosità e bibbie, inquisizioni e sacramenti e chi più ne ha più ne metta avendone fatto un bisnèss: dimostrazione che in ambito esoterico, conseguente, complementare e succedaneo, numerose persone non hanno nulla da fare e si attaccano a tutto pur di far girare vorticosamente la mente per anestetizzarsi giocando a fingersi acculturate et addentro alle secrete cose.
Secrete da chi? Non si sa… Io conosco delle secrezioni che fanno divertire da matti, rilassano, rimettono in pace con il mondo e in soggetti predisposti sono prodromiche al verificarsi di stati alterati di coscienza, visioni, viaggi ed alla connessione con il Tutto. Sicuramente non si tratta delle medesime.
L’inclita guru mi esorta dunque ad usare un linguaggio più consono alla circostanza. A parte che la circostanza avrebbe giustificato un vaffanculo che non c’è stato (c’è stato solo un “pezzo di merda chiunque tu sia” rivolto all’ineducato somaro) ho fatto presente all’eccellentissima che se avesse letto non avrebbe perso tempo a scrivermi e che comunque salutavo lei e la sua amena baracca per sopraggiunta noia. E così è stato.
Poche ore dopo, con un messaggio su whatsapp un’amica mi informa del prosieguo della querelle, con il pianto greco del palafreniere e l’intervento di altra reggisottana che stigmatizza, sodomizza e ischemizza: “Ti mando lo screen?” Per carità…
Ecco signori, questi sono i guru. Basta saper aspettare e si denudano: date loro per una volta il palcoscenico, applauditeli per un μs e non ve li togliete più dalle palle, ed ove i loro libelli incontrano un certo consenso la frittata è fatta, si credono dei geni della lampada, dei premi Nobel. Dimenticandosi di essere stati sovente, prima che il successo arridesse loro, degli abili scopiazzatori.
E questo è quanto. Chiedo scusa a chi mi legge se, sia pure infiocchettandola, ho descritto una squallida bega da cortile. Ma, come dicono in Piemonte, tutto fa, nel senso che tutto serve per pervenire ad una migliore comprensione.

Alberto C. Steiner