Oltre il tempo, fra le montagne sacre alle antiche Donne di Conoscenza

La magia dei colori d’autunno, portatrice degli ultimi fuochi prima che Signora Morte Inverno accolga, nel sudario di Madre Terra, putrefazione e trasformazione per la rinascita, è ideale per accompagnare viaggi dell’anima e profondi lavori di ripulitura dalle scorie accumulate.
Uno dei percorsi ideali, preferibilmente in compagnia perché in solitudine potrebbe essere imprudente, è il sentiero dei Celti Liguri lungo i crinali dell’Appennino Parmense: un itinerario antico da percorrere in tre giorni, dal Monte Penna, sacro alle antiche Donne di Conoscenza (7 giugno 2018: Nelle terre di Eudaimonia; 5 ottobre 2016: Nel bosco incantato, tra echi di antiche Donne di Conoscenza e poteri del tartufo; 21 dicembre 2015: Bentornata Inverno!) alla Baia del Silenzio, affacciata sul mare del Tigullio.
Immaginiamo di percorrerlo durante questo fine settimana, da venerdì a domenica, in lunghe e silenziose camminate giornaliere, partendo dal piazzale della stazione ferroviaria di Borgo Val di Taro, dove ci conviene essere al massimo entro le ore 9 antimeridiane.
Ci incamminiamo lungo il sentiero segnato dall’apposito segnavia portandoci verso Bedonia, il borgo caro a Haria, e da lì lasciamo alla nostra destra Drusco, il luogo della Gente Drusca ed in particolare delle Donne, che con i loro occhi verdi ed i capelli rossi ritornano nei secoli dei secoli urlando il loro dolore, la loro verità, il loro disgusto per le infime pulsioni di quell’animo che vuol dirsi umano, maneggiando la corta daga meglio dei più esperti Spartani addestrati ad uccidere, in combattimenti dove non c’è più spazio per la pietà, affrontati con un fagotto dai capelli rossi appeso alla schiena: una bimba che sembra dormire ma che sarà in grado di raccogliere il testimone e portare avanti la Regola: nei secoli dei secoli.Ritengo opportuno, prima di proseguire, riportare alcune considerazioni che Eudaimonia scrisse il 13 gennaio 2015, un paragrafo a tinte forti che ben rappresenta la durezza che si cela dietro l’apparenza delle morbide forme appenniniche:
“Queste terre conservano l’eco dell’anima delle Donne Antiche che, aggrappate su questi monti dell’Appennino, vagarono e soffrirono perché non si spegnesse la fiamma della Conoscenza quando ombre nere si ammassarono intorno a loro, rese sempre più feroci, aggressive e assetate di anime. Per quelle Donne avrebbero potuto essere gli ultimi giorni.
E ancora oggi, di fronte all’ennesima avanzata del finto bene e della falsa luce di chi professa purezza ma odora di acredine e putrefazione, a noi Donne di Conoscenza non resterà che nasconderci nuovamente nelle nostre tane, nelle buche, nelle grotte, sotto i cartoni fingendo di essere delle vecchie homeless sdentate e indifese, raggomitolate a proteggerci dai morsi del freddo.
Fino a quando, lanciando il nostro urlo che nulla avrà di umano, balzeremo dai nostri nascondigli brandendo le lame del nostro Sapere per fare a pezzi, letteralmente, questi esseri ipocriti, rabbiosi e arroganti, più sconci del male che affermano di voler contrastare.
Solo noi, Donne del Lato Oscuro, possiamo. Ciascuna proporzionalmente alle proprie capacità, e questa volta la lotta sarà all’ultimo sangue. E non faremo prigionieri, non sarà permesso. In quanto Donne ci tocca, per quella Fucina della Vita che portiamo in grembo. Ma non saremo sole: ci accompagneranno Uomini, Uomini di Conoscenza, Guerrieri. Onoriamoli: alcuni di loro non torneranno.”
Attraversando lo splendido anfiteatro naturale della Nave, dove possiamo incontrare ed onorare di un saluto le ombre di quelle Donne e quegli Uomini di Conoscenza che non tornarono dalle aspre battaglie che vi si combatterono, iniziamo a scorgere la cima sacra del Monte Penna, la cui salita in vetta, dalla quale la vista abbraccia il Mare Ligure sino a vedere le Alpi Marittime, costituisce uno dei percorsi più emozionanti dell’Appennino.
Da qui, mentre scendiamo verso il Passo del Bocco (siamo in territorio genovese) percorrendo un tratto del panoramico “Sentiero Italia”, penetriamo nelle foreste dove i Celti Liguri opposero una strenua resistenza ai Romani.
Oltre il mare il sole sta tramontando e possiamo quindi fermarci al lindo ed accogliente rifugio del passo.
Il giorno successivo seguiremo l’itinerario per il Passo del Bocco di Bargone, che salvò la Gente Drusca in fuga dai mercenari del Sant’Uffizio: loro conoscevano le insidie del terreno, i mercenari no.
Trascorsero anni, prima che la Gente Drusca potesse tornare a casa sul Monte Pen, sulle rive del Taro e del Ceno. Si mimetizzarono, divennero grigi come i tronchi degli alberi, marroni come la terra, odorosi di muschio e di funghi, divennero persino muti e un po’ stupidi, salvo ergersi in tutta la loro bellezza quando, gettato il mantello di lana consunta, impugnando il pugnale o bagnando e stringendo il cordino a treccia di canapa con le manopole, colpivano rapidi e letali per poi scomparire di nuovo confindendosi con il bosco.
Accompagnati dalla loro presenza, amica con chi sanno essere amico, affrontiamo il sentiero panoramico del Monte Zatta, aperto sulla quella splendida Val Graveglia, fortunatamente dimenticata dal turismo – anche da quello a piedi – dove la Gente Drusca fu la prima, dopo i Celti, a ridare vita a cave e miniere.
E siamo così giunti, dopo circa 30 km di percorso agevole e pressoché pianeggiante – ma tenga ben presente la distanza chi ha intenzione di seguire questo cammino – in un borgo di pietra facente parte del territorio di Casarza Ligure, dove potremo pernottare in un agriturismo o in un B&B, entrambi molto accoglienti.
E il giorno successivo, ultimo tratto sino alla Baia del Silenzio percorrendo uno splendido sentiero, dimenticato e recentemente riaperto da volontari locali.
Sembra una banalità da pensionati con la casetta in Liguria: il monte sopra Sestri Levante. Intanto arrivateci, poi ne riparliamo. La vista è straordinaria, con la Baia del Silenzio e quella delle Favole che si aprono proprio sotto.
Non resta che affrontare l’ultimo tratto in discesa.

Alberto C. Steiner

NOTA
Per chi volesse affrontare il percorso avverto che sulla maggior parte dell’itinerario il telefono prende raramente e male. Consiglio di approvvigionarsi con almeno due litri di acqua giornalieri e munirsi di calzature alte, preferibilmente impermeabili con suola adeguata ad un trekking di medio impegno. Abbigliamento da media montagna, mantellina coprizaino e … crema solare.
Tutto il percorso è ben segnalato e nelle guide escursionistiche viene mediamente classificato di tipo E: “itinerari che si svolgono su terreni di ogni genere, non necessariamente segnalati al piano di calpestio, ma chiaramente riportati in cartografia, ivi compresi quelli che presentano forte esposizione; sviluppano in zone scarsamente antropizzate, dove l’attraversamento di corsi d’acqua può avvenire a guado, senza però che vi sia pericolo di essere trascinati dalla corrente in caso di caduta, o con l’utilizzo di “ponti tibetani” o passerelle assimilabili, dove è in genere difficoltoso trovare rapidamente riparo dalle intemperie o chiamare aiuto in caso di infortunio e spesso può non essere facile approvvigionarsi di acqua potabile e cibo. È percorribile anche da famiglie con bambini ed anziani, a patto che siano sufficientemente allenati e in ottime condizioni di salute, che non soffrano di vertigini, che siano equipaggiati in modo adeguato e specifico, che conoscano bene l’ambiente di svolgimento e siano in grado di orientarsi agevolmente usando la carta topografica e l’orientamento intuitivo.”