Sconfiggere il virus della paura: elogio delle Donne con le gonne e degli Uomini guerrieri

Sintesi: in questo articolo utilizzo 1.422 parole per esprimere il convincimento che l’odierno stato di cose sia redimibile al fatto che le donne abbiano smarrito la loro femminilità e l’archetipica prossimità alla Dea e gli uomini abbiano perso i coglioni.La complementare polarità del maschile e del femminile, che fu ed ancora dovrebbe essere alla base del κόσμος, kósmos, nel senso di ordine contrapposto al xάος, cháos, ha visto nel corso degli ultimo 120 anni un significativo ribaltamento dei ruoli, tanto penoso quanto ridicolo nelle modalità, scaturente lo stravolgimento degli equilibri sociali e psicologici delle persone, maturando non di rado veri e propri fenomeni psicotici.
Inizio con il Femminile, ed in particolare con una sua caratterizzazione che fu energetica e sacra.
Ebbi modo di scriverne in passato e ritorno sull’argomento poiché lo ritengo di estrema attualità: le donne hanno smesso di indossare le gonne, ed in particolare quelle lunghe dal significato alchemico in quanto ottimo ausilio per raccogliere ed accumulare, catalizzare e potenziare, convogliandola al bisogno, l’Energia di Madre Terra.
La gonna che tocca terra forma un cono che sviluppa ed incrementa flussi energetici funzionalmente al movimento impresso dall’atto di camminare catturando, elaborando e convogliando verso l’alto le forze assumibili dalla terra attraverso la forza traente della gonna stessa.
Da non trascurare il bordo inferiore del capo, che costituisce a propria volta un cerchio energetico di valenza talismanica ed iconica ove si pensi al Serpente che si morde la coda.
Quell’energia basica, di segno prettamente Femminile e legata al primo chakra ed ai cicli della Luna Rossa, della fertilità, dell’accoglienza, della medicina naturale, della non conflittualità, è assolutamente antitetica all’odierna realtà androgina, androgina non nel senso di ritorno all’Uno primigenio bensì asessuata, pragmatica, materialista, che ha compresso e represso mercificandole fisicità e sessualità in nome delle apparenze.
Le donne hanno smarrito il loro femminile, virilizzandosi e tradendo la loro natura di dee, sciamane, donne di medicina, guerriere, madri e sacerdotesse, ponendosi spesso in aperta contrapposizione al maschile e creando le premesse per rivalità, rancori, distanze in ossequio a chi, mistificando istanze di affrancamento figlie di un femminismo urbano e borghese, ha visto attuato il proprio progetto tendente al controllo attraverso la divisione: tecnica vecchia come il mondo ma che funziona sempre.
E dalla gonna lunga alla forza della donna di montagna il passo è breve, per tratteggiare una condizione particolarmente significativa dell’universo femminile, in un mondo dove vigeva un matriarcato di fatto poiché la maggior parte degli uomini emigrava per molti mesi all’anno, rendendo marginale la figura maschile.
Queste donne non temevano né le attese né la solitudine nella quale allevavano figli, maiali e vacche, coltivavano campi e orti provvedendo alla fienagione, alla filatura ed alla tessitura di lana, canapa e lino.
Per quanto represso e rinnegato, il potere femminile riecheggia ancora nei racconti delle donne anziane, nelle ricette fitoterapiche, nella memoria di certi rituali arcaici.
Quelle donne, quelle matriarche, reggevano il peso del lavoro dei campi e delle stalle, erano infermiere o veterinarie laureate all’università della stalla. Certamente non erano né angeli del focolare né creature deboli e sottomesse quali vorrebbe consegnarcele una certa agiografia.
Per contro, dall’altra parte, è il caso di dirlo, della barricata abbiamo invece una mascolinità perduta.
Senza entrare nei pantani della religione, della morale o della politica, ma gettando un sasso nella cloaca mefitica e vile del politicamente corretto, intendo rimarcare brevissimamente chi furono gli uomini e quali sfide essi affrontino oggi, resi impotenti dalla melassa di una rabbia che soffoca portando all’inevitabile conflitto con un mondo regolamentato al parossismo che, ipercivilizzando e devirilizzando, ha prodotto un maschio affetto da un maschile malato, quello che, tra l’altro, disonora il femminile con mancanza di rispetto ed atti anche violenti.
Cresciuto come eterno poppante privo di riferimenti forti nelle mani di madri castratrici che, tra iperprotettività, cibo spazzatura e chimere edonistiche di consumo e carriera, hanno plasmato un individuo femmineo, omologato e privo della consapevolezza di sé, questo prodotto perfetto del femminismo rancoroso è immemore del richiamo arcaico e naturale del branco, dell’istinto vitale e del combattimento.
Ha smarrito il concetto di Eros, compreso quello che lo porta all’estrema offerta di sè in determinate circostanze rituali nel nome delle sacralità radicate e dei valori perenni, ed è sopraffatto dal dominio della tecnologia e dal materialismo dilagante che hanno sovvertito l’ordine naturale.
Sarebbe opportuno, attraverso la rivalutazione ed il recupero delle Virtù tattiche fondamentali: Coraggio, Forza, Maestria e Onore, giungere a bilanciare le zone di confortevolezza ed il richiamo della lotta.
Ma questi principi, tanto semplici quanto forti nella loro capacità evocativa, per il maschio occidentale si sono dissolti lasciando spazio alla femminilizzazione dei modi ed all’imbarbarimento dei valori, in un limbo che ha privato di centratura e progettualità.
E questo ci riporta al concetto di branco, ovvero di comunità con i suoi rimandi solidali e i suoi legami organici, esattamente ciò che si è perso e che sarebbe quanto mai utile ritrovare nelle attuali condizioni dettate dalla pandemia.
Non tanto e non solo per l’oggi, quanto per il domani che ci attende, quando vi sarà bisogno di Uomini in grado di compiere scelte e di sacrificarsi.
Detto in altri termini, l’alternativa all’eclissi del maschio è la Via del Guerriero, da intendersi non nello stucchevole senso newage bensì quale Via per forgiare l’Uomo Nuovo: vero, comunitario e selvaggio, in ordine con una rinascita spirituale, tradizionale e virile che possa restituire un destino alla stirpe.
La riunificazione del Maschile e del Femminile all’insegna della sacralità e di un riconoscimento trascendente dell’energia e della magia sessuale, condurrebbero al ripristino ed al rafforzamento delle difese della razza, ivi comprese quelle immunitarie, che notiamo quanto siano carenti in questi giorni dominati da un’epidemia totale, che è il trionfo della paura veicolata da un’informazione ossessiva, compulsiva, ridondante, terroristica.
Sarà il panico scatenato oggi la causa principale dell’aumento di morbilità e mortalità, ora e nei prossimi anni perché l’onda è lunga e sono ancora lontani i giorni in cui, parafrasando Martin Luther King, la paura busserà alla porta ed il coraggio andrà ad aprire non trovando nessuno.
Un’ultima annotazione riguarda, infine, l’osservazione di come, in queste dinamiche malate, entri in gioco un’ulteriore forma di sottrazione energetica, tanto virale quanto perniciosa: il vampirismo sociale.
Particolare capacità di nutrimento gli deriva, rispetto agli altri fenomeni che si autoalimentano, dalla difficile possibilità di sottrarvisi che caratterizza sia le prede sia i predatori e dall’interscambiabilità dei ruoli: l’accusato diventa ben presto a propria volta accusatore, tornando ad essere vittima nelle mani di un carnefice terzo e così via in un parossismo segnato dall’estrema difficoltà a staccare la spina, a cessare la partecipazione al banchetto, sia come commensale sia come cibo.
Va posta attenzione al fatto che la vittima è a propria volta un succhiatore di energia, spesso dei peggiori, l’ago della bilancia che attraverso il senso di colpa tiene in scacco gruppi o famiglie, magari attraverso il fatto che, poverino, è malato e non può, non deve essere sottoposto a tensioni, traumi, dispiaceri.
Gli esempi di attestazione dei ruoli e della loro scambiabilità possono essere infiniti, mi limito all’attenzione compulsiva che viene prestata sui social media nel seguire ed alimentare notizie negative nel convincimento che sia fondamentale essere partecipi, collaborativi, nell’intento di apportare verità e soluzioni ma in realtà gratificando solamente il proprio ego, non di rado spaurito quando non terrorizzato all’idea della morte.
Tali pratiche sono invece solamente corrosive perché il processo si autoalimenta nella diuturna ricerca di un nemico, un capro espiatorio, un responsabile, generalmente tanto in alto da essere immune a critiche, ingiurie e persino proposte anche quando non velleitarie.
Detto in altri termini vale l’ormai famosa affermazione del Marchese Del Grillo: “Io so’ io e voi…” e ciascuno ne tragga lo scenario che preferisce rifacendosi alle più note e seguite Pagine impegnate, che raccolgono migliaia di consensi. Chi le amministra segnala casi emblematici, apparentemente proponendo, in buona fede, soluzioni ma in realtà dando fuoco alle polveri del lamento, della frustrazione, dell’impotenza.
Estremizzo: chi le amministra è a propria volta un vampiro, generalmente senza sapere di esserlo, perché il consenso, la discussione sui temi proposti, in taluni casi persino lo scambio di ingiurie lo fanno sentire vivo. Nel novero mi ci metto inevitabilmente anch’io con La Fucina.
Credo che ciascuno di noi, se ci pensa un attimo, sia in grado di censire, oltre a se stesso ed alle proprie modalità, chi tra le proprie frequentazioni reali e virtuali rende l’aria vischiosa, oscura, mefitica provocando, attraverso l’insano legame morboso, l’abbassamento delle difese immunitarie che cagionando inerzia, paura, rassegnazione spalancano la porta alle più svariate forme di morbilità.

Alberto Cazzoli Steiner