Togliere le paure dallo zaino: scontrini per fedifraghi

C’era una volta … un’amica che all’epoca lavorava in una banca di investimenti britannica e che ci raccontò, di ritorno da Londra, delle mistress della pausa pranzo: tanto raffinate quanto autoritarie signore che, aperto in piena City uno studio doviziosamente attrezzato, accoglievano tycoon di varia ambizione che, dopo aver decretato in mattinata il fallimento di un’azienda, il licenziamento di centinaia di lavoratori, la morte per inquinamento di un territorio o la cessione di una partita di armi andavano a risolvere i loro sensi di colpa facendosi frustare il pisello. Per tacere del resto e, obviously, a caro prezzo.
Icona di tali professioniste una certa Lady Sonia, procace signora decisamente molto british styled che, con il consenso dei clienti, filmava e metteva1 in rete le proprie performances. Per chi volesse approfondire, su Google c’è solo l’imbarazzo della scelta e, immaginando alcune scenette, io e Eudaimonia fummo presi dalle convulsioni a furia di ridere.Ma smettemmo immediatamente e drizzammo le antennine allorché l’amica ci riferì l’esistenza, sempre nella City, di un’agenzia la cui mission consisteva nel costruire giustificativi per fedifraghi.
Immediatamente ci si materializzarono lampadine nelle pupille come ad Archimede Pitagorico, seguite subito dopo dal simbolo del dollaro come a zio Paperone, e fantasticammo di importare l’iniziativa aprendo uno studio specializzato2 nel sostegno logistico attuato creando seminari, eventi, corsi di formazione, pernottamenti in alberghi inesistenti, producendo fatture, scontrini, biglietti aerei, ferroviari, della metropolitana e persino di ferrovie turistiche svizzere quali la Jungfraubahn piuttosto che di luoghi come il Pozzo di San Patrizio, gestendo la triangolazione delle telefonate di controllo usw, und so weiter.
Il tutto a beneficio di traditrici e traditori bisognosi di copertura per non insospettire mariti, mogli, fidanzate, amanti, mamme. Mamme? Affermativo: mamme.
Poiché, statistiche alla mano, scappatelle, relazioni extraconiugali e edipi vari erano e sono in crescita, il fatturato sarebbe stato assicurato, soprattutto considerando che i servizi offerti non sarebbero stati alla portata di tutte le borse. A Milano si dice: danée fàa danée, piœucc fàa piœucc, i soldi fanno soldi, i pidocchi fanno pidocchi.
Ipotizzammo anche la pillola del giorno dopo: giustificazione di scappatelle che fossero state scoperte, simulazioni di telefonate provenienti da qualsiasi parte del mondo, casi studiati attentamente per offrire servizi personalizzati.
Saremmo diventati consulenti esperti in bugie, stimati professionisti della fandonia con biglietti da visita sui quali immaginavamo già la scritta lies chef executive. E il nome dello studio? Lies for Life, naturalmente.
Non se ne fece nulla ma curiosamente, accennando per puro divertimento alla cosa con amici e conoscenti venimmo sommersi da critiche, quando non da contumelie, quasi ci fossimo proposti come fiancheggiatori della mafia o di satanasso in persona.
Ed è, questo, un dato molto significativo poiché nel comune sentire, oltre che nel comune senso del pudore, pur essendo stati tutti, o quasi tutti, traditori tendiamo ipocritamente a vedere gli stessi come esseri ignobili tout court. Emettendo una condanna senza appello. A carico altrui, beninteso.
Sappiamo bene come il cosiddetto tradimento avvenga per le motivazioni più disparate, invece di inerpicarmi in una tanto puntuale quanto noiosa disamina preferisco riportare una sintesi di quanto scrisse Eudaimonia il 1° agosto 2015 nell’articolo intitolato Donne, non raccontiamoci palle da sole, pubblicato sul cessato blog Arcani Ludi.
«Ieri sera, pensando ad alcune frignette che conosco, mi è girata così e allora ho deciso di pubblicare queste “Regole per Vivere in Armonia“, con noi stesse e con gli altri.
Dal covare al tradimento passando attraverso il potere della parola e le tette una miniguida s-ragionata per stare meglio, senza la pretesa che sia un distillato di saggezza. Alcune, anzi, sono delle vere e proprie puttanate, però pensandoci mi facevano ridere.

E da qui in avanti Eudaimonia diede prova di alta scuola in sette punti, dei quali propongo un estratto:

Covare
Quando qualcuno ci chiede se c’è qualcosa che non va e noi rispondiamo “gnente…” con la faccia che sembra la réclame del due novembre … se è “gnente” dopo non andiamo in giro a stracciare le palle, magari a distanza di mesi.
Darla via
Siamo noi Donne a decidere. Se abbiamo voglia di trombare comportiamoci come se ne avessimo voglia, se abbiamo voglia di giocare comportiamoci in modo da far capire che stiamo giocando.
Fino a sedici anni è ammesso fare le belle del reame: “e te la dò, ma forse si, o forse no” poi basta.
Interpretazioni
Perseguiamo la chiarezza, perché “avresti dovuto capire” non ha diritto di cittadinanza. Forse è proprio perché gli altri avrebbero dovuto capire che sono scoppiate la guerra dei cent’anni, degli ottanta, dei trenta e via via diminuendo il periodo ma aumentando gli effetti devastanti.
Pianto
Il pianto è un ricatto: piangevamo a tre anni per ottenere qualcosa o far sentire in colpa qualcuno e piangiamo a quaranta per le stesse ragioni. Se lo facciamo troppo spesso e soprattutto immotivatamente con un Uomo con i coglioni, questo prima o poi si rompe i medesimi. E ne ha tutto il diritto.
Potere della Parola
Se desideriamo qualcosa chiediamola. Se cominciamo a menarla con la frasettina “se mi ami devi intuire i miei bisogni” e ci ritroviamo con la testa nella tazza del cesso, sappiamo il perché. Stesso discorso per i sottintesi: non funzionano. Soprattutto non funzionano quelli ovvi, a meno che non stiamo cazzeggiando.
Tette
Oltre che per utilizzi legati alla maternità, abbiamo le tette proprio perché – insieme con fianchi, culo e altre belle robettine – costituiscono un richiamo sessuale finalizzato ad una cosuccia che si chiama fertilità, ovvero alla riproduzione della specie.
Che stiano in una coppa da champagne, in un bicerìn d’la grapa o in una barrique sono fatte proprio per essere guardate ed è per tale ragione che gli uomini lo fanno. Preoccupiamoci quando ciò non avviene.
E piantiamola di fare le fighettine di legno finto scandalizzate se ce le guardano e, se non vogliamo che ce le guardino, la soluzione è semplicissima: non mettiamole in mostra.

Ed eccoci al 7° punto:

Tradimento
Prima di pronunciare l’anatema “quella troia” perché, si sa, le altre sono tutte troie proviamo a pensare cosa abbiamo fatto, o non fatto, per meritarci il tradimento.
Certo, tradire è una forma di fuga per non affrontare i problemi ma questo è un altro discorso che meriterebbe un serio approfondimento, qui mi limito a dire che tutto accade per una ragione. E se una delle ragioni è che ci siamo messe con un tizio che non se ne lascia scappare una che facciamo, ci lamentiamo pure? Dovevamo pensarci prima.
No invece, molte si sentono anzi gratificate perché il mio uomo è maschio …
Naturalmente, anzi ovviamente vale anche quando siamo noi a tradire “perché ci sentiamo trascurate e non capite”.
Sinceramente penso che, a parte patologici casi seriali, non esistano persone traditrici ma che siano le vittime ad adagiarsi in un limbo di ignavia, non partecipazione, trascuratezza e rottura compulsiva di zebedei altrui.Ȃa va sans dire, aveva stile la ragazza. E parlava alle donne in un modo che alle donne stava spesso sommamente fastidio: evidentemente era un ottimo specchio.
E veniamo allo zaino.
La narrazione che precede tocca uno dei nervi scoperti della cosiddetta buona società, il dogma della fedeltà coniugale ed assimilata, spalancandoci la porta direttamente sul baratro dei falsi convincimenti, degli attaccamenti, della dipendenza, del controllo, del profilo Facebook con la foto e, non raramente, il nome di entrambi oltre all’avvertimento, che suona quasi come un’avvertenza per l’uso, una controindicazione: fidanzata ufficialmente. E via enumerando di paura in paura.
Più volte, alla domanda: “Ti piace Tizia?” ho udito far seguito con la risposta: “È sposata.”
E questo, sub ipocrisia imperante, la dice lunga: Quid auditurum putas fuisse Ulixem, si in illa simulatione perseverasset?
Il Web trabocca di siti, blog, pagine, gruppi di autoaiuto (o aiuto, aiuto, maronna aiutateme, sfaccimme?) nei quali si discute di psicopatologia, fatica di vivere e, ultimamente, narcisi, che, assolutamente di sesso maschile, costituiscono i babau assoluti, inumani, disumani, vampireschi, cinici, efferati rovinafemmine al cui confronto i dissennatori di Harry Potter sono delle mammole. Non c’è bisogno che mi ci metta anch’io a disquisire sull’argomento, anche perché non ne possiedo gli strumenti. E sinceramente non ho nessuna voglia di farmi venire l’orticaria.
Silvio, un simpaticissimo operaio che conobbi quando lavoravo in fonderia, vero e proprio virtuoso del tornio, affermava sempre: “Le corna sono come i denti, quando spuntano fanno male, ma poi aiutano a mangiare.” Tu chiamale, se vuoi, opinioni. Ma spesso è vero, non fosse altro che come giustificazione di poter finalmente fare altrettanto fingendo di non sapere dell’altra/o, ma sapendo che lei/lui sa e che non può dirci nulla per la pace del ménage familiare e del gioco di sottili convenienze reciproche, nella nebulosa del non detto.
Come reagirebbero invece i benpensanti, quelli da dito anchilosato a furia di essere sempre puntato, alla notizia di coppie in cui non solo entrambi sanno, ed entrambi sono felici per la felicità dell’altra/o che ha trovato un nuovo amore, un interesse, una piacevole storia di sesso, quel soffio di vita che da tempo, non di rado da anni, si era spenta sotto il tetto coniugale? Invocherebbero il rogo, senza dubbio, all’insegna del si fa ma non si dice, del purché non si sappia in giro.
Io invece, fuori dal coro dei dogmi salvifici, penso che tale atteggiamento attenga ad una delle infinite sfumature dell’amore, del lasciar andare, del gioire della gioia dell’altro all’insegna dell’assoluta trasparenza reciproca. Del rispetto.
Non neghiamolo: quella cosa che chiamiamo amore, quella cosa all’inizio tutta micio-micio bau-bau, muta nel tempo, si evolve. O involve, a seconda dei punti di vista. Si spegne per trasformarsi riaccendendosi in nuove forme, o per non riaccendersi affatto. Un’alchimia, e non solo quando trattasi dei primi venti minuti, o cinque secondi che dir si voglia ma proprio in quanto, se ci poniamo nella condizione dell’osservatore, nasce, muore, va in putrefazione per trasformarsi e rinascere.
Come ogni cosa, che ci piaccia o meno. E tutto arriva per portarci un insegnamento, se non siamo dei dogmatici beoti buoni per stare nella parte del 90, nel mondo del 90/10.E conseguentemente anche lo zaino che ci portiamo sulle spalle: svuotiamolo dalle insicurezze e riempiamolo, quel tanto che basta, inutile appesantire, di sicurezze. E non dimentichiamo la mantellina coprizaino, utilissima in caso di pioggia.
A mio avviso è inoltre sufficiente un normalissimo paio di buone scarpe da trekking, di quelle che si trovano anche al Decathlon: non dobbiamo scalare il Mancopuca … ops, il Nanga Parbat per lasciare il nostro omino in cima e poter dire ci sono stato. Chissenefrega.
Non so se vi sia mai capitato di trovarvi in un rifugio, in tanto imprevista quanto sgradevole compagnia di alpinisti che autocelebrano chi ce l’ha più lungo, chiavatori seriali di cime, anche se spesso virtuali, che parlano una o più ottave sopra proprio per farsi sentire. Poveretti.
“Parlamene, e dimenticherò” recita un vecchio adagio, aggiungendo: “Mostrami, e io ricorderò, coinvolgimi facendomi fare, e io imparerò.”
Vale, più che mai, per le paure. Quelle immaginate assumono impatti volumetrici terrificanti, quelle vissute, elaborate, esorcizzate, riportate alla loro consistenza reale, superate o meno che siano vivono invece la dimensione della nostra stessa dimensione. E sotto il profilo energetico assumono sostanza, materia.
Uno dei modi più efficaci per superare la paura, e mi riferisco a quella di vivere, di fare brutti incontri, di non essere abbastanza, di non sapersela cavare, consiste a mio avviso nel riempire uno zaino dell’essenziale e, da soli o in condivisione a seconda del momento e delle proprie propensioni, vivere forti emozioni nella straordinaria atmosfera di un bosco, di una foresta. Ho in mente quella casentinese, e ancor più quella abruzzese di abete bianco: stupende, specialmente sotto la neve.Esperienze da vivere in solitudine o a numero chiuso, massimo quattro o cinque partecipanti non fanatici, e tra questi un’esperta guida.
Attraverso le tecniche di survival e la semplicità della vita nel bosco, si ritroverebbe l’opportunità di apprezzare l’essenziale, come stile di vita che può migliorare il quotidiano scoprendo i segreti della natura, sfidando certezzeche si credevano consolidate e conquistando una nuova prospettiva di vita.
Ma perché mai fare un’esperienza di questo tipo? Non sarebbe meglio metterci lì, belli paciarotti su un tappetino da meditazione, musichetta, incensi, tisanina, portando dentro il respiro, portandolo fuori, portandolo a pisciare in un ambiente protetto per poi condividere comprensioni, calde lacrime e abbracci di luce? Namastè, va da sè. Oh fine, perepepè.
Sarà che ho voglia di dare una bella culata scivolando nella neve, sarà che nel corso del mio cammino evolutivo sto sempre più rimuovendo scorie ed allontanando pesi e inutilità, credo che faccia bene scoprire e riscoprire cosa sia rimasto del lato avventuroso nascosto in ognuno di noi. Credo faccia bene alla nostra autostima.Apprendere o riscoprire tecniche antiche e sempre utili, rispondere al richiamo della natura, vivere o rivivere un’esperienza indimenticabile, da soli o in compagnia. Una decina di giorni costituirebbero il periodo ideale, in mancanza di tale possibilità va bene anche un fine settimana. Esistono numerose organizzazioni, associazioni, gruppi in grado di soddisfare questa esigenza, a costi accettabili.
Chi ha avuto la pazienza di leggere sin qui si domanderà: sei partito dall’ipotesi di impiantare uno scontrinificio per fedifraghi, sei passato nelle more del tradimento e del perché e del percome, per arrivare ad accendere un fuoco nella neve … no, fammi capire, dov’è il nesso con il percorso alchemico?
Già, dov’è il nesso con il percorso alchemico?

Alberto Cazzoli Steiner

NOTE
1 E tuttora mette, verificato il 29.10.2019
2 Nel 2017 uscì il film francese Lola + Jeremy, diretto da July Hygreck, nel quale il protagonista maschile gestisce con un amico proprio un’agenzia che crea alibi fittizi per fidanzati infedeli